Ritenzione idrica, spossatezza e intossicazioni alimentari
Cura dell’acqua, meglio se assunta da frutta, ortaggi e verdura

di valerio droga | 5 novembre 2013 | pubblicato in Curarsi naturalmente,Prevenzione
acqua foglia 2

“Laudato si’, mi’ Signore,
per sor’aqua, la quale è multo utile
et humile 
et pretiosa et casta”.
(Francesco D’Assisi)

Se Talete, il primo filosofo greco, diceva che all’origine di ogni cosa c’era l’acqua doveva avere le sue buone ragioni. L’acqua, tutt’oggi, è considerata la base della vita, tanto che per ipotizzare l’esistenza di forme viventi in altri pianeti si ricercano tracce d’acqua. Con ogni probabilità, la vita sulla Terra si originò in un “brodo primordiale“, perfino noi, prima di venire al mondo, fluttuiamo nel liquido amniotico. Che questo elemento possa rivestire un ruolo fondamentale nella nostra salute è evidente anche per un altro motivo: il nostro organismo è costituito per ben l’80 per cento di acqua. Per curarci in modo naturale, dunque, dobbiamo prendere in seria considerazione questo elemento: l’acqua depura l’organismo, sostituendo i liquidi presenti.

Prima di proseguire dovremmo aprire una breve parentesi sul sistema linfatico, questo sconosciuto. Il sangue tutti lo conosciamo: è liquido, è rosso e fa paura. Ma la linfa? La linfa contiene i leucociti, cellule che proteggono l’organismo dagli agenti patogeni, ed è un liquido interstiziale, quasi ogni cellula del nostro corpo ne è circondata, arrivando ad essere quattro volte il volume del sangue. Questo trasporta e cede, attraverso i capillari, ossigeno e sostanze nutritive alla linfa, che li consegna, a sua volta, alle cellule, mentre le sostanze di scarto fanno il percorso inverso, dalle cellule alla linfa al sangue, venendo in parte distrutte o neutralizzate nei linfonodi.

Nell’uomo, questo sistema non è dotato di una pompa, come il cuore per il sistema circolatorio sanguigno, ma viene stimolato essenzialmente dai movimenti muscolari, dalla respirazione ed eventualmente dai massaggi. Se si fermasse moriremmo probabilmente entro ventiquattr’ore o comunque si innescherebbero processi di degenerazione cellulare.

Si comprende bene che il sistema linfatico è un meccanismo di filtraggio oltre che parte importantissima del sistema immunitario: un apparato linfatico che funziona bene non solo depura e ossigena i tessuti dell’organismo, ma li protegge anche da attacchi esterni. Un buon funzionamento è garantito non solo da un’attività fisica aerobica e una respirazione ritmica e profonda, ma anche da ciò che ingeriamo, che non solo dovrà contenere il minor numero di tossine possibile (ci bastano quelle che producono le cellule dal loro processo metabolico) ma anche molti liquidi. L’acqua è dunque l’elemento più importante per ripulirci. Ma come e quanta assumerne?

Molti pensano, ingenuamente, che basta inondare l’organismo di litri di acqua per sostituire i liquidi ‘inquinati’ dalle tossine prodotte. In realtà, l’acqua migliore per il nostro organismo dal punto di vista organolettico è quella che deriva dall’apporto quotidiano e consistente di alimenti ricchi d’acqua, come germogli, ortaggi, frutta, verdura ed eventuali spremute fresche. Essi ci forniscono, oltre a vari antiossidanti che impediscono l’invecchiamento cellulare e vitamine essenziali, altri composti organici che nell’acqua non sono presenti, ottenuti a partire dai sali minerali (che sono inorganici) contenuti nell’acqua, grazie alla fotosintesi clorofilliana.

Come scrive il dottor Alexander Bryce in The laws of live and health, “quando all’organismo vengono forniti troppo pochi liquidi, il sangue mantiene una densità eccessiva e i prodotti di scarto del ricambio cellulare vengono eliminati solo in parte, con la conseguenza che l’organismo viene avvelenato dai suoi stessi escreti“. Su quale sia il liquido migliore per disciogliere queste tossine, Bryce risponde: “Non c’è liquido noto ai chimici capace di sciogliere altrettante sostanze solide dell’acqua, che è effettivamente il miglior solvente che esista. I residui tossici verranno eliminati grazie al fatto che essi verranno disciolti e successivamente escreti da reni, pelle, intestino e polmoni. Se però si permette a questi materiali tossici di accumularsi nell’organismo, ne deriveranno malattie di ogni sorta“.

Ricorrere a prodotti drenanti, poi, produce l’effetto opposto, cioè quello di far perdere prevalentemente il liquido aumentando la percentuale di particelle in soluzione, rendendo linfa e sangue ancora più viscosi e quindi incapaci di depurare i tessuti. Sarebbe un po’ come volere pulire un acquario facendo evaporare gran parte dell’acqua!

Nel 1912 il Nobel Alexis Carrel creò, per conto del Rockefeller Institute, una coltura di cellule di pollo, fornendole dei nutrienti necessari e liberandole dalle sostanze di scarto, facendo cioè quello che un buon sistema linfatico dovrebbe saper fare. Un pollo può arrivare in media a 10-11 anni, quelle cellule, 34 anni dopo, non davano segni di invecchiamento, tanto che gli scienziati dell’istituto di ricerca decisero di interrompere l’esperimento considerando che avrebbero potuto continuare a vivere per l’eternità.

Pur non pretendendo la vita eterna, sappiamo che ci sono vari alimenti che ritardano l’invecchiamento cellulare in maniera dunque naturale. Per un sano ricambio cellulare, come buona regola dovremmo prevedere almeno un alimento ricco d’acqua per pasto, qualora le condizioni igieniche lo permettano possibilmente crudo, e, come spuntino, prediligere un frutto a uno snack secco. Quali sono i cibi che contengono più acqua, in percentuale rispetto al proprio peso? Ecco una lista indicativa: lattuga (95 percento d’acqua), anguria, meloni, cetrioli e pomodori (93), melanzane e fragole (92), cavolfiori e broccoli (91), pesche e arance (87), uva (81).

Tutto ciò non significa però che non dobbiamo più bere direttamente acqua, ma anche in questo caso bisogna saperla scegliere. Spesso quella che arriva nelle nostre case è buona o quantomeno potabile, ma siamo noi che rischiamo di contaminarla. Come afferma una inchiesta di Altroconsumo, mediamente non è più ‘pesante’ di quelle in bottiglia, non resta a contatto con la plastica per chissà quanto tempo e, dal punto di vista batteriologico, è decisamente sana, godendo di controlli regolari e severi. L’assenza di batteri, però, si paga con la presenza di cloro, che tuttavia non sarà superiore ai valori soglia previsti dalla legge e può essere facilmente eliminato, essendo volatile, lasciando decantare l’acqua per 24 ore in caraffe o bottiglie col tappo aperto.

Certo, le autorità non rispondono però delle condutture interne al palazzo, di eventuali contenitori di raccolta condominiali o dell’igiene dei rubinetti. Una ricerca dell’università Federico II di Napoli, che analizza l’acqua che esce dei rubinetti e non quella dell’acquedotto (come invece fanno le aziende sanitarie locali), ha mostrato che se l’acqua non è buona dipende da noi: la buona notizia è che dipende da noi anche il contrario, cioè renderla, anzi lasciarla, salubre. La ricerca si è basata su 209 campioni raccolti in casa degli italiani, in 50 città di 17 regioni diverse. Se bevessimo l’acqua del rubinetto, non soltanto eviteremmo montagne di bottiglie di plastica da smaltire o, nella migliore delle ipotesi, riciclare, ma potremmo risparmiare ogni anno almeno 250 euro.

Le proprietà dei campioni d’acqua risultano piuttosto simili a quelle in bottiglia. In un caso su quattro, però, si è riscontrata la contaminazione da microrganismi fecali. La causa? Serbatoi di ristagno non perfettamente puliti, filtri domestici divenuti ricettacolo di batteri, ma soprattutto la pessima abitudine di pulire i rubinetti con la stessa spugna che si passa sui piani di lavoro dove sono stati appoggiati uova, verdure ancora da lavare o, peggio, carni crude, senza contare che i rompigetto applicati all’erogatore contribuiscono spesso a creare una pellicola biologica, terreno fertile per la proliferazione dei germi.


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