Vita da “cavie”, le donne coinvolte in trial clinici stanno meglio

di oggisalute | 20 febbraio 2017 | pubblicato in Attualità
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Una scelta che fa bene alla salute. Le donne coinvolte in trial clinici ostetrici o ginecologi vantano una salute migliore rispetto a quella di coetanee che dicono no a queste sperimentazioni. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della Queen Mary University of London, secondo cui, un po’ a sorpresa, l’effetto positivo dei trial è indipendente dal fatto che il trattamento sperimentato si sia rivelato o meno efficace. Il team di ricercatori, come si legge su ‘Bjog: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology’, ha esaminato 21 studi precedenti, condotti in totale su 20.160 donne. L’analisi mostra che le ‘cavie’ hanno il 25% di risultati di salute migliori rispetto alle altre.

Anche per questo i ricercatori sperano che il risultato possa incidere sulla ricerca ‘in rosa’, ovvero quella declinata al femminile e mirata a patologie che colpiscono le donne, portando più clinici a offrire la partecipazione ai trial alle loro pazienti e più donne a offrirsi volontarie per sperimentazioni in un’area che presenta ancora molte sfide da vincere.

“I trial clinici – commenta Khalid Khan, responsabile della ricerca – sono spesso percepiti come ‘esperimenti’ ‘rischiosi’ o ‘pericolosi’. I nostri risultati sfidano queste convinzioni errate e mostrano non solo che sono sicuri, ma anche che c’è un beneficio significativo associato alla partecipazione a questi studi”. Non solo. “Abbiamo anche scoperto che le partecipanti sperimentano dei benefici indipendentemente dal fatto che il trattamento sotto esame si sia rivelato efficace, o meno”.

E a testimoniarlo è anche Ngawai Moss, una donna che ha partecipato al trial Empire condotto dall’ateneo britannico, mirato al controllo delle crisi nelle donne in gravidanza con epilessia. “Sono molto felice di aver preso parte a un trial clinico – racconta – e lo rifarei senza esitazione. Vorrei dire alle donne che stanno riflettendo sul fatto di partecipare a un trial clinico che l’investimento del loro tempo è davvero minimo rispetto al risultato. Nel mio caso – aggiunge – per lo più ho dovuto fare visite mensili, compilare un questionario e fare un test del sangue”.

“Sono stata rassicurata dal fatto di vedere i medici con regolarità – continua la paziente – anche perché ho avuto una gravidanza complicata. Insomma” grazie al trial “ho avuto accesso a controlli, consigli e supporto medico anche sui problemi generali della gravidanza”.

I ricercatori ricordano comunque che la ricerca può essere associata a un rischio, ed è dovere dei colleghi e dei clinici informare le pazienti sia dei potenziali pericoli, sia dei benefici legati all’inserimento in un trial.

(Fonte: Adnkronos)

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