Simit: è allarme infezioni nelle carceri

di oggisalute | 19 novembre 2014 | pubblicato in Attualità
FOTO REPERTORIO DI CARCERI PER VOTO SU INDULTO

Cambia la situazione nelle carceri italiane: secondo gli ultimi dati si nota un calo repentino dei presenti, circa 54.252 i presenti secondo le ultime stime, contro i 61.449 di giugno 2014In diminuzione, quindi, anche il sovraffollamento: da circa il 128,8% si è giunti al 110,1%. Il problema è stato parzialmente risolto sia con l’aumento dei posti letto, che ormai raggiungono i 49.400 contro i 47.700 di giugno, sia con l’uscita di molti detenuti in attesa di giudizio. Le ultime ricerche confermano che un detenuto su tre è straniero: a giugno era il 34,4%, sceso secondo gli ultimi dati al 32%.

UNA CAMPAGNA PER SENSIBILIZZARE – La Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPe-onlus), la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) e Network Persone Sieropositive Italia (NPS), data l’importanza sia epidemiologica che sociale del tema ha presentato la nuova edizione de  “La Salute non Conosce Confini”, campagna d’informazione e sensibilizzazione sulle patologie infettive croniche negli istituti penitenziari italiani. “Il progetto, sostenuto da quattro anni da un contributo di società private farmaceutiche, ha permesso la produzione dei dati più recenti ed attualmente disponibili sulla diffusione delle Malattie Infettive all’interno del Sistema Penitenziario Italiano”, ha sottolineato il Prof. Sergio Babudieri, Presidente SIMSPe onlus.

“Il momento della detenzione può avere delle positività, un momento di cui non godrebbe solo il singolo ma l’intera comunità – sottolinea il Prof. Massimo AndreoniPresidente Società Italiana Malattie Infettive – Perché intercettando le malattie del detenuto si può offrire la possibilità di cura all’interno del carcere e non rischiare la diffusione una volta fuori dalla prigione, laddove si moltiplicano i comportamenti a rischio, che possono far proliferare talune gravi infezioni.L’importante diffusione stimata tra il 30 ed il 40% dei residenti, dell’infezione da epatite C e l’epatite cronica attiva con evoluzione in cirrosi epatica che ne consegue, appaiono oggi come la prima emergenza sanitaria da affrontare in questo ambito”.


I DATI – Oltre la metà delle persone detenute risulta venuta a contatto con il virus dell’epatite B, anche se coloro che risultano portatori attivi di malattia si attestano intorno al 5-6% dei presenti. I test di screening cutanei sullatubercolosi, che non rilevano la malattia attiva ma permettono d’identificare i portatori dell’infezione che, notoriamente, la manifestano solo in caso di riduzione delle difese immunitarie, risultano 15-20 volte superiori alla popolazione generale e, tra i detenuti stranieri, oltre la metà risultano positivi.

“Esiste ancora – spiega Roberto Monarca, Presidente della Società Europea di Medicina Penitenziaria (Health Without Barriers – European Federation for Prison Health) – una forte concentrazione di detenuti con malattie trasmissibili, in particolare Epatite C, Epatite B e Hiv: dalle 10 alle 15 volte superiore a quelli della popolazione generale. Ci aspettiamo per i prossimi mesi una graduale diminuzione della prevalenza delle infezioni trasmissibili: rispetto allo studio del 2007, questi numeri sono già in calo”.

L’infezione da HIV è ancora oggi ampiamente diffusa tra le persone detenute tossicodipendenti, con prevalenze in questi maggiori del 20% e del 5-7% sulla popolazione generale residente. Le malattie a trasmissione sessuale appaiono di frequente riscontro in tale ambito e, segnatamente, la sifilide pur interessando non più del 2-3% dei presenti, mostra un tasso di inconsapevolezza elevatissimo (>85%).

“Tra le malattie che preoccupano di più, quelle mentali e quelle trasmissibili, ma anche cardiovascolari e tumorali –prosegue il Dott. Roberto Monarca – Un detenuto su quattro è affetto da Epatite C, ma con l’avvento dei nuovi farmaci la situazione dovrebbe migliorare in breve tempo. Preoccupa il tasso in aumento di mortalità a causa di tutte queste malattie, ma è in diminuzione quello dei suicidi”.

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