Sanità, la protesta: “Stop a pubblicità diffamatoria con dottori in manette”

di oggisalute | 24 settembre 2018 | pubblicato in Attualità
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“Sgradevoli azioni pubblicitari svolte da legali o società facenti capo a legali che possono definirsi diffamatorie”. Lo denuncia in una nota Biagio Papotto, segretario generale Cisl Medici, che ha inviato una lettera in proposito al Consiglio nazionale Forense, all’Ordine degli Avvocati di Napoli e a quello di Roma. Papotto cita due casi “rappresentati dal materiale pubblicitario diffuso, anche sul web, dalla Taddia Group (società, pare, con sede a Bologna e che si occuperebbe di tutele risarcitorie contro casi di malasanità), e dallo Studio legale Basso di Napoli, con uffici anche su Roma – sottolinea Papotto – Quest’ultimo usa l’immagine di un medico, con tanto di camice bianco e stetoscopio al collo, in manette, con associata l’attività svolta dallo Studio, ossia: tutela legale malato”.

“Nella pubblicità diffusa dalla Taddia Group si nota la figura di una ragazza in terribili condizioni fisiche – come avesse subito indicibili violenze – in accostamento al termine malasanità e con uno sfondo rappresentato dalla prima pagina di un giornale recante il titolo ‘medici sotto accusa’”, aggiunge il segretario della Cisl Medici. “Il messaggio che se ne ricava è che tutti i medici sono dei delinquenti che meritano il carcere! I fatti rappresentati sono gravissimi. Nessuno intende negare la giustizia della tutela legale per chi dovesse restare effettivamente vittima di casi di malpractice sanitaria – osserva Papotto – ma non si può e non si deve accettare che l’immagine di decine di migliaia di professionisti venga accostata a figure delinquenziali che perpetrano violenze gravi sulle persone. Ne va del rispetto non solo della professione medica ma anche e soprattutto di valori protetti dalla nostra stessa Costituzione”.

La Cisl Medici chiede al Consiglio nazionale Forense, all’Ordine degli Avvocati di Napoli e a quello di Roma “di intervenire con sollecitudine e duramente per richiamare i responsabili di tali azioni e costringerli ad eliminare le campagne pubblicitarie che hanno lanciato. Speriamo e confidiamo in un vostro fattivo intervento che – conclude nella missiva – credo, sia anche nel vostro interesse di categoria”.

(Fonte: Adnkronos)

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