Oltre due milioni di italiani nefropatici: la prevenzione è l’arma più efficace

di oggisalute | 14 marzo 2016 | pubblicato in Attualità
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La Malattia Renale Cronica interessa circa 2.2 milioni di italiani. Poiché tende alla progressione, può costringere al trattamento sostitutivo dialitico, che rappresenta un vulnus alla qualità di vita e un notevole onere economico per il SSN (fino a 40.000 euro l’anno a paziente). Pochi giorni fa, in vista della della Giornata Mondiale del Rene del 10 marzo, si è svolto in Senato un convegno che ha messo a fuco il ruolo imprescindibile della prevenzione attiva per combattere in modo efficace e al contempo sostenibile questa diffusa patologia.

Dal convegno è emerso in particolare che non basta promuovere corretti stili di vita e diagnosi precoce, ma è fondamentale, a patologia ormai conclamata, intervenire attivamente per rallentarne il decorso: la terapia dietetica nutrizionale si è dimostrata in grado di ritardare la progressione dell’insufficienza renale cronica e le sue co-morbilità, riducendo il rischio di escalation verso la fase dialitica, con risparmi sostanziali e un significativo miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

“La Malattia Renale Cronica, in Italia, ha una prevalenza del 7,5% fra gli uomini e del 6,5% fra le donne, per un totale di circa 2,2 milioni di pazienti. Questi numeri sono destinati ad aumentare nel tempo, soprattutto per il progressivo invecchiamento della popolazione” ha evidenziato il professor Antonio Santoro, presidente Società Italiana di Nefrologia. “La prevalenzadella MRC, infatti, cresce con l’età. In più, chi soffre di deficit renale ha maggiori possibilità di sviluppare patologie concomitanti (cardio-vascolari, polmonari, perfino infettive). A questo si aggiunge il problema dei costi. Un paziente allo stadio iniziale costa al nostro SSN alcune migliaia di euro l’anno, uno dializzato da 30mila a oltre 40mila.I costi del trapianto renale sono stimati in 52mila euro per il primo anno e in 15mila per ogni anno successivo. È stato calcolato che ritardare almeno di 5 anni la progressione del danno renale per il 10% dei soggetti dallo stadio III allo stadio IV e ritardare, sempre di 5 anni, l’invio dei pazienti in dialisi, permetterebbe al SSN di risparmiare risorse per 2,5 miliardi di euro. Prevenzione e trattamenti precoci sono quindi armi utili a contenere non solo la diffusione della patologia renale, ma anche la spesa sanitaria che essa genera”.

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