Neonato abbandonato a Palermo, supporto psicosociale all’ospedale Cervello

di oggisalute | 27 novembre 2014 | pubblicato in Attualità
Ospedale Cervello Palermo

Il supporto psicosociale offerto alla madre che, a Palermo, ha abbandonato la figlia appena nata in un cassonetto e ricoverata in questi giorni all’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Cervello, rientra in un percorso di assistenza globale che l’Azienda Villa Sofia-Cervello offre ormai da anni ai soggetti che presentano situazioni di particolare fragilità. Alla signora è stata assicurata un’assistenza che oltre agli interventi sanitari ha incluso il supporto psicosociale garantito dal Servizio Sociale Aziendale, diretto dalla dottoressa Maria Giovanna Distefano  e dagli operatori del Supporto Psicologico nel materno infantile grazie al  progetto “CeSIPPUO” (Centro Sperimentale Interistituzionale Polivalente Pediatrico Universitario Ospedaliero),  attivo presso  l’Ospedale Cervello dal dicembre 2012  con il coordinamento scientifico della  Professoressa Giovanna Perricone.

Il progetto prevede la presenza di psicologi in tutte le Unità Operative dell’Area Materno Infantile, coordinati dalla D.ssa Concetta Polizzi, al fine di poter garantire un modello assistenziale che assicura risposte integrate ai diversi bisogni.

“La signora – spiega la dottoressa Distefano – ha usufruito di quelle sinergie  sviluppate tra il Servizio Sociale Aziendale e gli Psicologi del CeSIPPUO’, che costituiscono una risorsa nella quotidianità del Dipartimento Materno Infantile dell’Azienda Ospedaliera Villa Sofia Cervello,  assicurando così la continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Si tratta di una continuità che garantisce il diritto alla tutela  della persona, che ogni paziente rappresenta, minore o adulto che sia. Proprio questa buona prassi di integrazione psicosociale caratterizza la qualità dell’intervento globale offerto dall’Azienda Ospedaliera all’utenza del Materno Infantile. Spesso infatti l’isolamento, il forte disagio sociale ed economico, le vulnerabilità psicologiche dei pazienti, sono indubbiamente dei fattori di rischio che caratterizzano la condizione clinica, e che se non trattati con interventi di sostegno e di supporto, possono mettere a repentaglio la stessa incolumità delle persone, così come, l’efficacia dei processi di cura”.

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