Gli studenti italiani tra i più salutisti al mondo

di oggisalute | 5 marzo 2018 | pubblicato in Attualità
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Addio a ‘un bicchiere di vino con un panino’: oggi gli studenti italiani preferiscono uno stile alimentare più salutista. E addirittura l’87% dei giovani sottolinea l’importanza di alimentarsi in maniera sana. Nello specifico, il 61% mangia cibo sano ma senza farne un’imposizione, mentre per il 26% è un aspetto fondamentale della propria vita. La medaglia d’oro di questa speciale classifica va però ai cinesi (90%), mentre chiudono il podio a pari merito spagnoli e indiani (84%), seguiti da americani (80%) e inglesi (78%). E’ quanto emerge da un recente sondaggio condotto a livello mondiale da Sodexo, intervistando oltre 4.000 studenti in Italia, Cina, Stati Uniti, Spagna, Regno Unito e India.

Ebbene, gli italiani sono fra i più salutisti al mondo, come conferma la percentuale di chi invece non si cura minimamente di ciò che mangia, ovvero solo l’1% degli interpellati della Penisola, contro il 4% dei britannici e il 3% degli statunitensi. E ancora, il 57% degli studenti italiani consuma il pranzo preparato a casa, contro il 46% di americani e inglesi, mentre il 35% lo fa all’interno dell’università, dato importante se raffrontato al 19% di iberici e indiani o al 6% dei cinesi.

A dispetto di quanto si possa pensare, gli italiani sono anche i meno propensi a imparare a cucinare: solo il 30% vorrebbe acquisire competenze in questo campo, superati solo dai cinesi (22%), contro il 42% degli americani e il 39% degli indiani. Il cibo rimane comunque un must per i giovani del Belpaese. Infatti, piuttosto che risparmiare saltando un pasto (10%), gli italiani non uscirebbero con gli amici (43%), abbandonerebbero un hobby (33%) o addirittura non accenderebbero il riscaldamento (13%).

“Non sorprende che dove e cosa mangiano gli studenti vari in funzione della cultura e delle strutture; sappiamo infatti quanto diverse siano le abitudini alimentari nelle varie parti del mondo – spiega Franco Bruschi, Head of Schools & Universities Segment Med Region di Sodexo – Il nostro sondaggio ha rivelato che meno della metà degli studenti consuma il pranzo all’interno del campus, presso un ristorante, caffè o negozio dell’università. Questo sembra indicare che le università hanno ancora spazi di miglioramento nel rendere le opzioni per pranzare all’interno dei campus più allettanti, aspetto sul quale possiamo offrire loro il nostro supporto e la nostra vasta esperienza. Dallo studio è anche evidente come non manchi la consapevolezza dei benefici di un’alimentazione sana”.

Tra le usanze più caratteristiche dei corpi studenteschi all’estero, gli studenti cinesi tendono molto di più ad acquistare il pasto che a prepararlo personalmente, con l’82% che pranza nel campus, il 71% che paga in contanti nelle mense e il 52% in bar, caffè o ristoranti all’esterno del campus. Solo il 6% degli studenti cinesi mangia un pranzo al sacco nel campus, percentuale che sale al 9% per chi mangia fuori dal campus. Gli studenti spagnoli tendono più degli altri a mangiare a casa dei genitori (59%), così come gli studenti indiani (49%). Rispetto agli altri, gli americani preferiscono uscire dal campus per il pranzo, con il 46% che mangia un pranzo al sacco o ordina presso un ristorante o un caffè. Gli studenti del Regno Unito, infine, prediligono prepararsi personalmente il pranzo e mangiarlo a casa propria.

“Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza, soprattutto nei più giovani, che alimentarsi in modo sano è un importante investimento a lungo termine per il mantenimento di un buono stato di salute – commenta Paola Palestini, professoressa di Biochimica, coordinatore del master Ada (Alimentazione e dietetica applicata) e membro del presidio della qualità didattica presso l’università degli Studi di Milano-Bicocca – Questa nuova consapevolezza non è solo italiana, come ci si potrebbe aspettare in quanto culla della dieta mediterranea e di una biodiversità agricola di alta qualità, ma è presente, anche se in percentuali minori, in paesi dove questi presupposti sono poco presenti come Usa e Inghilterra”.

(Fonte: Adnkronos)

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