Giornata mondiale del cuore, 600 mila persone in Italia soffrono di scompenso

di oggisalute | 29 settembre 2015 | pubblicato in Attualità
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Lo scompenso cardiaco indebolisce il cuore”. “L’esercizio fisico è la chiave più importante per la salute del cuore”. Ma anche “Gli occhi, la mente, le mani non sanno fare quello che il cuore sa”. Frasi di sensibilizzazione sulla patologia e parole d’amore dipinte insieme, giorno dopo giorno, in un originale evento di performing art sul maxi-cuore in vetroresina allestito a Roma nella Galleria Alberto Sordi della Capitale dove in occasione della Giornata mondiale del cuore 2015, si svolge “Keep it pumping – Ascolta il tuo battito” iniziativa di sensibilizzazione che si è svolta in collaborazione con AISC, l’Associazione Italiana dei pazienti Scompensati Cardiaci. L’obiettivo è quello di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sullo scompenso cardiaco, prima causa di ricovero dopo i 65 anni: nei pressi dell’installazione, rappresentanti e pazienti iscritti all’AISC forniscono informazioni e testimonianze sulla prevenzione e la cura della patologia.

Lo scompenso cardiaco, che in Italia colpisce circa 600.000 persone, si determina quando il cuore perde la capacità di pompare sangue in tutto il corpo in maniera adeguata alle richieste dell’organismo. A provocare l’insorgenza della patologia è generalmente un evento cardiovascolare come l’infarto o patologie cardiache pregresse che modificano la struttura del cuore. Anche diabete mellito, ipertensione non controllata, malattie infettive possono essere coinvolte nell’insorgenza della patologia.

«Lo scompenso cardiaco è una malattia molto seria e sempre più diffusa soprattutto tra i pazienti sopra i 65 anni di età, ma è tuttora una patologia poco conosciuta. – afferma Salvatore Di Somma, professore di Medicina Interna alla Sapienza-Università di Roma e Direttore di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso all’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea – Promuovere attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, informare le persone sulla gravità di questa malattia, aumentarne la conoscenza attraverso un’informazione semplice ma corretta è fondamentale».

Una persona su cinque sviluppa nel corso della vita uno scompenso cardiaco, sindrome invalidante che ha pesanti ripercussioni in termini di qualità di vita, costi sociali e costi sanitari. Si stima che il tasso di mortalità sia del 30% a un anno dalla diagnosi, 50% a 5 anni. Eppure meno di una persona su dieci è in grado di identificare almeno tre dei sintomi più comuni dello scompenso cardiaco e quando si manifestano di solito si lascia passare del tempo prima di rivolgersi ad un medico.

«I sintomi più frequenti dello scompenso cardiaco sono la mancanza di fiato o dispnea, astenia, l’intolleranza crescente allo sforzo anche leggero, la progressiva ritenzione di liquidi che in pochi mesi provoca aumento del peso corporeo e la riduzione dell’urina nelle 24 ore. – spiega il professor Di Somma. – Un segnale molto importante al quale la persona deve fare molta attenzione è la fatica a salire le scale, se compare affanno dopo una o due rampe, qualcosa non va. Un altro segno da non sottovalutare riguarda le caviglie gonfie. Da uno studio effettuato da AISC lo scorso maggio attraverso un sistema itinerante che ha toccato molte città italiane, ben il 25% di soggetti visitati con uno screening cardiologico semplice sono risultati avere forme iniziali di scompenso cardiaco senza esserne a conoscenza».

Lo scompenso cardiaco è in forte crescita a causa del progressivo invecchiamento della popolazione, dell’aumento del tasso di sopravvivenza dopo un infarto e anche a causa dei mutati stili di vita. Cruciale la diagnosi precoce che potrebbe rallentare se non addirittura prevenire la patologia. I progressi compiuti negli ultimi anni permettono di intervenire con efficacia, migliorando la sopravvivenza. E per il prossimo anno si attende l’arrivo di nuove terapie farmacologiche che potranno migliorare la prognosi del paziente.

Per prevenire il peggioramento della malattia o l’evoluzione verso lo scompenso di altre condizioni è fondamentale controllare i fattori di rischio, come fumo, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, consumo di alcol e adottare un adeguato stile di vita.

«Molti studi anche recenti dimostrano che la nostra dieta mediterranea nei pazienti con scompenso cardiaco allunga loro la vita – afferma Salvatore Di Somma – come pure l’attività fisica. Uno studio svedese evidenzia che 20 minuti al giorno di passeggiata o di bicicletta in pianura sono consigliati ai pazienti con scompenso cardiaco di grado lieve e moderato, li aiuta a vivere meglio e più a lungo».

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