Contro lo spreco dei farmaci, si vuole testare la vendita “sfusa”

di oggisalute | 21 dicembre 2017 | pubblicato in Attualità
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Confezioni rimaste a metà dopo la fine del ciclo di terapia si accumulano nell’armadietto dei medicinali. Così in Svizzera, per ridurre lo spreco di medicinali, sembra giunta l’ora di avviare una fase di test per la vendita di farmaci sfusi. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, accogliendo tacitamente una mozione in tal senso del deputato Manuel Tornare (Ps/Ge). Gli Stati si devono ancora esprimere sulla materia.

Nel testo si sottolinea la problematica dello spreco di medicinali. Secondo l’Ufficio federale dell’ambiente il 30% dei farmaci acquistati in Svizzera non viene consumato. Ebbene, per Tornare “i vantaggi di una vendita sfusa sono evidenti”, poiché oltre allo spreco verrebbe ridotto il rischio di automedicazione irresponsabile con le pillole rimaste nella confezione. Il tutto, assicura, porterebbe a notevoli risparmi anche per le assicurazioni malattie.

L’idea non ha trovato critiche, e anche il governo si è detto favorevole, condividendo il principio secondo cui la vendita di farmaci dovrebbe corrispondere il più possibile al consumo effettivo. Come dimostra il caso degli  antibiotici che, se usati in un secondo tempo senza prescrizione, rischiano di aumentare le resistenze. Una ricerca pubblicata recentemente in Francia sulla vendita sfusa ha mostrato che la pratica ha permesso di ridurre il numero di pasticche dispensate del 10%. Il governo elvetico sarebbe quindi disponibile ad avviare uno studio pilota analogo e verificare gli effetti su qualità, sicurezza, efficacia, appropriatezza ed economicità delle cure.

(Fonte: Adnkronos)

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