Ernesto Valenti

Patologia degenerativa dell’anca e del ginocchio, prevenzione e cura

di oggisalute | 21 settembre 2015 | pubblicato in
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Una malattia sempre più diffusa che colpisce ogni anno milioni di persone. È la patologia degenerativa dell’anca e del ginocchio, causata dal progressivo consumo delle articolazioni che porta, nei casi più avanzati, alla necessità d’intervenire con una protesi.

Per capire meglio come affrontare e prevenire questa malattia, la redazione di Oggisalute ha incontrato l’ortopedico Ernesto Valenti, specialista in ortopedia, traumatologia e medicina dello sport, e, tra l’altro, consulente di ortopedia presso la casa di cura “La Maddalena” di Palermo, dove a ottobre inaugurerà un ambulatorio specialistico dedicato proprio alla patologia dell’anca e del ginocchio (QUI LA NOTIZIA).

Dottor Valenti, perché si consuma l’articolazione?

“Tutto il nostro corpo, con il passare degli anni, invecchia. Invecchiano, soprattutto, le strutture che utilizziamo di più. L’anca ed il ginocchio sono articolazioni soggette al carico e normalmente non pensiamo a quali sollecitazioni vengono sottoposte camminando o, ancora di più, se corriamo o svolgiamo attività sportive intense. Inoltre dobbiamo considerare un aspetto fondamentale, cioè l’aumento della vita media. Oggi, grazie a migliori stili di vita ed ai progressi della medicina, si vive molto più a lungo e quindi, fatalmente, le nostre articolazioni si consumano per un tempo maggiore”.

Quindi sarebbe meglio evitare di fare attività sportiva?

“Certo che no, lo sport fa bene ed il movimento stesso, per le articolazioni, è vitale. Bisogna però essere consapevoli che certi sport possono, soprattutto se praticati intensamente, sovraccaricare le articolazioni degli arti inferiori. Stiamo inoltre assistendo ad un aumento di interventi legati a traumi, soprattutto alle ginocchia, causati dall’attività sportiva. Una lesione dei menischi o dei legamenti può infatti alterare la funzione del ginocchio ed accelerare i normali processi di invecchiamento dell’articolazione. Questo è uno dei motivi per cui si va sempre più abbassando l’età alla quale si fanno interventi di protesi al ginocchio”.

In Italia si fanno attualmente circa 100.000 protesi d’anca e 60.000 protesi di ginocchio ogni anno, e questi numeri sono in costante crescita. Anche considerando che si tratta di un costo elevatissimo per il sistema sanitario, si può fare qualcosa sul piano della prevenzione?

“Certamente. Bisogna distinguere una prevenzione vera, che va fatta prima che il processo di consumo articolare abbia inizio, ed una prevenzione a lesione articolare già iniziata, più che altro mirata a ritardare il peggioramento ed a controllare i disturbi soggettivi. Nel primo caso sarà quindi fondamentale evitare l’obesità, correggere (per quanto possibile) eventuali alterazioni dell’asse degli arti inferiori o problemi posturali, evitare o ridurre di intensità gli sport di rischio. Nel secondo caso, a seconda della gravità del problema, accanto alla riduzione del sovrappeso quando presente si possono associare trattamenti farmacologici e fisioterapici che vanno individuati caso per caso”.

Quando è consigliabile sottoporsi all’intervento di protesi?

“Non esiste una regola assoluta. Io dico ai miei pazienti che la protesi va fatta quando, dopo avere provato rimedi alternativi senza successo, la loro qualità di vita tende a ridursi in modo significativo.  Non è il medico che decide quando fare l’intervento, è il paziente che si rende conto di non avere alternative se non quella di una ulteriore, progressiva riduzione della funzione articolare che si associa all’aumento del dolore. Ci sono alcune cose che però il medico deve chiarire: la prima è che, arrivati a certi livelli di consumo articolare, non esiste alternativa al trattamento chirurgico (se si vuole star bene); la seconda è che certamente la situazione peggiorerà nel futuro, perché il consumo articolare non può che accentuarsi nel tempo; la terza è che un intervento fatto dopo anni di sofferenza, quando ‘non se ne può più’, comporta spesso una chirurgia più difficile perché l’osso può essere molto consumato ed i muscoli ed i legamenti hanno lavorato male per anni: la riabilitazione è quindi più lunga e complessa ed i risultati possono essere meno brillanti”.

C’è sempre la preoccupazione sulla durata della protesi. Una volta si diceva che dopo 10 anni la protesi va sostituita. È così?

“Ricordo che questo era un problema quando iniziai ad impiantare le protesi, circa 30 anni fa. Oggi per fortuna le cose sono molto cambiate: i materiali sono completamente diversi, la tecnica chirurgica è enormemente migliorata, il disegno stesso delle protesi è cambiato consentendo di avere oggi una funzione ed una durata nettamente superiori che in passato. Oggi possiamo affermare che una protesi moderna, ben impiantata e senza complicanze di tipo infettivo o traumatico, possa funzionare in maniera soddisfacente per almeno 20/30 anni. Rimane il problema per i pazienti più giovani, diciamo quelli sotto i 40/50 anni che, essendo anche più attivi, tendono a sfruttare maggiormente la protesi e che per questo potrebbero andare incontro, nel corso della loro vita, ad un ulteriore intervento. E’ soprattutto in questi casi che bisogna esercitare la prevenzione per cercare (quando è possibile) di ritardare l’intervento, senza però pregiudicare la qualità della vita del paziente che, tra l’altro, proprio in quegli anni è nel pieno dell’attività lavorativa e quindi ha bisogno di un’articolazione ben funzionante”.

Ci sono limiti di età oltre i quali l’intervento è controindicato?

“Dobbiamo tenere presente che si tratta di un intervento di chirurgia ortopedica maggiore, che quindi non va affrontato alla leggera. Tuttavia vanno anche considerati gli effetti negativi che un’articolazione non funzionante produce su un Paziente anziano: a parte l’uso – ed a volte l’abuso – di farmaci antidolorifici ed antiinfiammatori, con le possibili conseguenze, bisogna tenere conto della riduzione del movimento e dell’effetto negativo che questo comporta sia sullo stato fisico che, forse soprattutto, sullo stato psicologico. C’è inoltre un problema molto importante legato al cambiamento delle situazioni familiari: una volta l’anziano viveva nelle famiglie con i figli ed i nipoti mentre oggi, sempre più spesso, vive da solo o in compagnia del coniuge. Ciò determina la necessità di mantenere la propria autonomia ed indipendenza, cosa che può essere del tutto pregiudicata da un dolore che impedisce di camminare e quindi di uscire, anche soltanto per andare a fare la spesa. In ogni caso prima di eseguire un intervento di protesi vanno effettuati tutti gli accertamenti preoperatori necessari ed eventuali rischi devono essere discussi e valutati con il Paziente e con i suoi familiari. Detto questo, il miglioramento delle tecniche chirurgiche e di anestesia consente oggi di operare con sufficiente sicurezza anche Pazienti in età molto avanzata”.

Cosa deve aspettarsi un paziente dopo un intervento di protesi? Come si svolge, normalmente, il periodo post-operatorio?

“In genere il paziente riprende il movimento dell’articolazione operata dal giorno dopo l’intervento e, normalmente, riprende la deambulazione con l’aiuto del girello o delle stampelle entro 2/3 giorni. La fase di riabilitazione è importante quanto il tempo chirurgico: è necessario essere seguiti da riabilitatori qualificati, ma anche il paziente deve avere un po’ di buona volontà: è innegabile che i primi giorni siano un po’ fastidiosi, ma con l’aiuto di una opportuna terapia di controllo del dolore post-operatorio entro pochi giorni si supera questo momento e si vedono progressi quotidiani. I Pazienti più collaboranti abbandonano le stampelle dopo3-4 settimane e comunque, nella maggior parte dei casi, si torna ad una vita normale entro 2-3 mesi”.

Commenti

  1. simone scrive:

    Buongiorno,

    mi hanno prescritto un intervento di protesi all’anca. Ho 45 anni, sono uno sportivo, e la protesi all’anca limita la possibilità di fare attività fisica che implica corsa e balzi; informandomi, ho visto che esiste una tecnica innovativa, di cui riporto la descrizione: “nel giovane vanno invece considerati, trattamenti alternativi, di chirurgia conservativa. Quest’ultima può essere praticata a cielo aperto, oppure in artroscopia. Quest’ultima è una tecnica di intervento innovativa che permette di correggere, in modo mininvasivo, le cause di dolore all’anca. L’intervento prevede 3 piccoli fori di circa 5 millimetri ciascuno per l’accesso di una minuscola video-sonda, che permette la visione globale dell’articolazione. In questo modo, il chirurgo è in grado sia di valutare de visu la causa del dolore, sia di intervenire per risolverla. I tempi di recupero sono di circa 2 mesi, e dopo 3-6 mesi è già possibile riprendere l’attività agonistica, sconsigliata in caso protesi”. Vorrei chiarimenti in merito. Grazie e Buona giornata

  2. orietta pietrangelo scrive:

    sono 5 anni che soffro con le ginocchia.dopo essere stata ricoverata alla clinica Aers Medica di roma,il Prof.Bove in camera operatoria siè accorto che ero allergica al titanio ed al nichel non mi ha voluto fare l’intervento di protesi perchè secondo il suo parere la chirurgia ripara,al massimo ricostruisce,ma non restituisce l’integrita’.Io convivo con il dolore e non posso essere felice e fare tutte le attività normali,il mio compagno quotidiano è il farmaco DICLOREUM che mi permette di muovermi un pò-Cosa mi potete consigliare?Sono una insegn.

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