Carlo Orione

Le “mosche volanti”. Un laser australiano risolve il fastidioso problema oculare

di carlo orione | 5 maggio 2014 | pubblicato in
Carlo Orione e Scott Geller

Vengono definite miodesopsie le visioni di opacità, più o meno grandi, singole o multiple, che fluttuano nel nostro campo visivo oscurando parzialmente la vista. Queste macchie, chiamate comunemente “mosche volanti“, “corpi mobili vitreali” (cmv) o “floaters“, si formano per la degenerazione di una struttura di consistenza gelatinosa, presente all’interno del nostro occhio, chiamata vitreo, sono costituite soprattutto da collagene o fibrina e, una volta formatesi, non si riassorbono più.

Anche se si formano solitamente dopo i 50 anni di età, questo disturbo è di frequente riscontrato anche nei giovani, dove il fastidio e la insoddisfazione visiva è più sentita.

Riconosciamo principalmente tre tipi di cmv:

  • tipo 1: ben definiti e sospesi da filamenti;
  • tipo 2: multipli e dispersi nel vitreo;
  • tipo 3: ben descritti dal paziente, ma invisibili all’oftalmologo.

Il tipo 1 e 2 si apprezzano molto bene alla lampada a fessura e, solitamente, sono localizzati nella parte media del vitreo. La loro velocità di movimento dipende dal grado di viscosità vitreale.

Il tipo 3 sono percepiti come puntini o macchie ad alto contrasto, ben definite dal paziente, ma l’oculista difficilmente riesce a vederli. Solo con gli oct di ultima generazione si è riusciti, a volte, a evidenziarli in una zona detta pre macula bursa, situata entro i 2 mm dalla macula.

In alcuni casi sono talmente piccoli da non arrecare disturbi visivi, ma in certe persone possono causare un fastidio o un grave problema nella visione e, se non si localizzano troppo vicino ad altre strutture oculari, un apposito Yag laser di una ditta australiana, specializzata da anni nella costruzione di laser per le patologie oculari, la Ellex, può solitamente vaporizzarli o romperli in corpi mobili più piccoli e meno evidenti o farli spostare in una zona al di fuori dell’area visiva centrale.

Questo innovativo apparecchio, per ora presente in Italia solo nel mio ambulatorio a Nizza Monferrato, è il primo al mondo pensato e realizzato per migliorare la qualità visiva dei pazienti che accusano miodesopsie.

Queste le principali caratteristiche:

  • una nuova tecnologia che permette di ottenere la stessa onda d’urto sul floater con livelli di energia più bassi e con meno colpi rispetto ad altri sistemi (breakdown ottico, in aria, di circa 1,8 mJ rispetto ai 3-4 mJ degli altri laser);
  • sistema di focalizzazione a 2 punti che massimizza la precisione di applicazione assicurando che venga colpito solo il bersaglio e non i tessuti vicini, minimizzando notevolmente il potenziale di errore della messa a fuoco e il rischio di danneggiare la retina od il cristallino;
  • la nuova lampada a fessura offre una perfetta coassialità visiva facendo convergere la visione dell’operatore, l’illuminazione di destinazione e il fascio di trattamento focale lungo lo stesso percorso ottico con messa a fuoco sullo stesso piano. L’illuminazione coassiale è ulteriormente resa possibile dallo specchio retrattile progettato per spostarsi velocemente dal percorso laser quando si aziona il colpo, permettendo alla torre di illuminazione di essere utilizzata coassialmente, oltre alla tipica posizione fuori asse, fornendo un’illuminazione ottimale del vitreo;
  • con una velocità mai raggiunta sino ad ora, fino a 3 scatti al secondo (3 Hz), questo laser consente, infine, di eseguire i trattamenti in modo rapido ed efficiente, facilitando la vaporizzazione anche di floaters molto mobili.

La prescrizione di integratori si è rivelata insoddisfacente in quanto non ci sono studi scientifici che ne dimostrino l’utilità nella cura delle miodesopsie. 
Una tecnica chirurgica valida è la vitrectomia, ma con questa procedura l’insorgenza di una cataratta dopo l’intervento è molto frequente e possono instaurarsi rotture o distacchi di retina.

Il trattamento dei floaters con lo Yag laser è attualmente il trattamento di scelta quando questi sono visibili e distanti dalla retina e dal cristallino. Si praticano principalmente tre tecniche di base: la vaporizzazione, la delocalizzazione e l’assottigliamento.

La vaporizzazione consiste nel colpire direttamente le fibrille che formano i corpi mobili con il laser trasformandoli in gas. Nel distacco posteriore di vitreo si ha un anello di natura ialina che risponde molto bene a questo trattamento.

La delocalizzazione si effettua tagliando superiormente i sottili filamenti che tengono in posizione il floater, questo cade in basso e non interferisce più nella visione.

L’assottigliamento, invece, si pratica quando i floaters sono multipli, fibrosi e più difficili da vaporizzare. Non potendo effettuare un così elevato numero di spot, per non surriscaldare troppo il vitreo, si cerca di diradarli.

La tecnica è semplice, non dolorosa e dura dai 10 ai 30 minuti.
 Dopo alcune instillazioni di un collirio anestetico, viene posta sull’occhio una speciale lente a contatto. Il fascio del laser viene poi utilizzato per trattare i corpi mobili. Quando il laser colpisce il bersaglio, si avverte un piccolo lampo di luce e un suono a schiocco. Nello stesso momento, frequentemente, il paziente vede qualcosa che sembra cadere dentro l’occhio. Queste sono delle minuscole bollicine di gas create dal laser che si stanno spostando superiormente. Queste bolle se ne andranno entro 24 ore.

Non ci sono particolari precauzioni da seguire che possano pregiudicare le normali attività sportive o lavorative dopo il trattamento laser e, frequentemente, può essere necessario più di un trattamento per ottenere il miglior risultato. Lo scopo della procedura è solo quella di eliminare le opacità presenti nel vitreo. Il vitreo non viene rimosso. Se il paziente ha molti corpi mobili e non è possibile rimuoverli tutti con un ragionevole numero di colpi, l’obiettivo sarà quello di ottenere un miglioramento significativo.

Anche se in Italia questa tecnica è ancora poco conosciuta, la laser vitreolisi è iniziata nel 1986 in Florida dove Scott Geller, oculista statunitense che mi ha aiutato a perfezionare questa metodica, ha eseguito il primo trattamento. Nel 2000 è stato poi pubblicato il libro di John Karickhoff con le tecniche e il protocollo da seguire per i trattamenti e nel 2012 è nata a Chicago la International society of vitreous laser surgery.

Il prossimo autunno, durante il “VI° International ophthalmic and ophthalmoplastic training courses” che organizzerò nel Centro congressi di Taormina dal 2 al 4 ottobre 2014, vi sarà un simposio di questa Società dove tutti gli oculisti che si occupano di laser vitreolisi potranno portare la loro esperienza. Verrà anche organizzato un wet lab rivolto agli oftalmologi che vogliono avvicinarsi a questo tipo di trattamento, per prendere confidenza con il laser, utilizzando del bianco d’uovo immerso in un bicchiere d’acqua che simula molto bene il corpo vitreo.

Carlo Orione, MD
Chirurgo oculare ed oftalmoplastico
Nizza Monferrato e Genova
0141.721.427/010.464.855
[email protected]

Nella foto Carlo Orione e Scott Geller

Commenti

  1. MASSIMO scrive:

    Salve io ho questo problema cosa posso fare per contattarla?.

  2. raquel scrive:

    Queria muito q tivesse aqui no brasil!

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