Emiliano Schincaglia

Cosa sono le cheratosi solari e perché trattarle

di emiliano schincaglia | 5 dicembre 2014 | pubblicato in
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Le cheratosi attiniche (o solari) si manifestano in soggetti di mezza età o in età avanzata, in aree cutanee generalmente scoperte dai vestiti come il volto, i padiglioni auricolari, il dorso delle mani, gli avambracci e, nei soggetti calvi, il cuoio capelluto. Si tratta di alterazioni della pelle, di solito multiple, ruvide al tatto e generalmente accompagnate da piccole squame molto aderenti alla cute che, spesso, appare arrossata e talvolta sormontata da piccole crosticine (di colorito variabile dal grigio al giallo-bruno).

Negli ambulatori dermatologici, le cheratosi attiniche sono di frequente osservazione perché costituiscono una tra le più comuni cause di richiesta di visita dermatologica, sono dunque diffuse, soprattutto nei soggetti con pelle chiara, e rappresentano l’espressione di un danno cronico attribuito alla radiazione ultravioletta (luce del sole) che per molti anni ha insistito, inevitabilmente, in queste zone come già detto scoperte dagli indumenti.

Da un punto di vista dermatologico le cheratosi attiniche devono necessariamente essere trattate poiché sono da intendersi come alterazioni patologiche del tessuto, ormai incapace di recuperare dal danno solare che le ha prodotte, suscettibili, in una non trascurabile percentuale di casi, di trasformarsi in tumori cutanei, in particolare verso il carcinoma a cellule squamose.
Quali sono le possibilità terapeutiche?

In generale potremmo distinguere due diversi capitoli di possibili terapie: le terapie topiche (locali) e le terapie fisiche. Spesso per una completa e più personalizzata gestione di un quadro clinico, le diverse opzioni  terapeutiche possono essere concomitanti o alternabili a giudizio del dermatologo.

Tra le terapie topiche trovano impiego preparazioni che abbiano attività “riducente” ossia capaci di sciogliere la cheratina ruvida e in grado, per così dire, di levigare la pelle danneggiata, lavorano in questo senso sostanze quali l’urea ad alta concentrazione, i salicilati e il lattato d’ammonio; poi esistono gel che invece hanno la capacità di intervenire direttamente su specifiche attività infiammatorie (interferendo con l’immunità cutanea) per promuovere processi che, proprio attraverso l’infiammazione, permettono un rimaneggiamento del tessuto patologico, tra questi il sodio diclofenac, l’ingenolo mebutato e i chemioterapici locali come il 5 fluoruracile. Nell’ampio ventaglio delle terapie fisiche, si fanno preferire per la migliore qualità dei risultati e secondo le più recenti acquisizioni scientifiche, la laser chirurgia e la terapia fotodinamica, efficaci anche se datate l’intramontabile Diatermocoagulazione e la Crioterapia con Azoto liquido.

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