Anziani

Generazione “55 special”,
1 su 2 autonomo fino a più di 80 anni

di oggisalute | 29 novembre 2018 | pubblicato in Attualità
CAMMINARE-ANZIANI

C’erano una volta gli anziani, quelli rassegnati a imboccare il viale del tramonto senza più avere niente da dire né da dare, prigionieri di stereotipi stravolti ora dai nuovi senior. I protagonisti del baby boom, che insieme hanno condiviso battaglie politiche e sociali, e insieme sono cresciuti diversi: maturi all’anagrafe, giovani dentro. Li chiamano generazione ’55 special’ e li ha fotografati un’indagine condotta su 6 mila ultra 55enni di 5 Paesi in 3 continenti, illustrata oggi a Milano alla presenza di Lidia Ravera, scrittrice in prima linea per i diritti della terza età. La prima buona notizia è che più di 9 su 10 si sentono in salute; la seconda è che almeno 6 su 10 si occupano da soli di ogni aspetto della vita; la terza è che quasi la metà si conserva autonomo fino a oltre 80 anni. Indipendenti, risolti, ottimisti, sociali e social. Nonni doc, con il telefonino sempre in mano.

La ricerca ‘Generazione 55 special’, diretta da Gabriella Scarcella di Ipsos e promossa da Amplifon, ha messo a confronto gli over 55 italiani con quelli di Australia, Francia, Germania e Stati Uniti. Sullo sfondo “un dato epocale: nel nostro Paese, il più vecchio del mondo – ricorda Roberto Bernabei, direttore del Dipartimento di scienze dell’invecchiamento, neurologiche, ortopediche e testa-collo della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli Irccs di Roma e presidente di Italia Longeva – per la prima volta nella storia dell’umanità gli ultra 60enni hanno superato gli under 30 ed entro il 2050, secondo i dati Istat, più di un terzo della popolazione sarà over 65”. Uno scenario che impone per esempio di “ridisegnare il Servizio sanitario nazionale, perché l’ospedale non basta più e serve assistenza domiciliare che attualmente è scarsissima”.

Ma “per non far venir meno questo ottimismo statistico serve anche prevenzione e quindi servono screening”, ammonisce Carlo Antonio Leone, direttore dell’Unità operativa complessa di otorinolaringoiatria e chirurgia cervico-facciale dell’Azienda dei Colli, ospedale Monaldi Napoli. L’esperto si focalizza sui problemi d’udito, il terzo disturbo più diffuso fra gli intervistati italiani (17% contro una media del 14% negli altri Paesi), che sono però anche i più restii a ricorrere alle protesi acustiche (25% contro il 50% in media) e rischiano così di scivolare in un tunnel fatto di “isolamento e demenza”. Un aiuto arriva dalla tecnologia, verso cui i senior della Penisola sono particolarmente curiosi (81%): “Abbiamo sviluppato device integrati in un ecosistema digitale – spiega Federico Bardelli, general manager di Amplifon Italia – che si connettono direttamente con smartphone e tv, e sono gestibili direttamente dalla persona”.

(Fonte: Adnkronos)

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