La parola all'esperto

Ipertensione, tra dubbi e certezze
Intervista a Paolo Brazzarola

di oggisalute | 24 settembre 2018 | pubblicato in Attualità
paolo brazzarola

Le nuove frontiere chirurgiche per la cura delle ipertensioni secondarie saranno al centro del congresso che si svolgerà a Verona il 20 ottobre, all’Hotel Villa Quaranta. L’evento scientifico, dal titolo “Malattia ipertensiva secondaria e resistente: certezze con qualche dubbio”, si svolgerà in tre sessioni di lavoro, con altrettante tavole rotonde, durante le quali numerosi esperti si confronteranno sull’inquadramento delle patologie, le analisi del paziente e, per finire, le soluzioni chirurgiche in campo.

Responsabili scientifici del congresso saranno Paolo Brazzarola, responsabile della Unità sanitaria distrettuale di Chirurgia Endocrina presso il Dipartimento di Chirurgia ed Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Integrata Verona, e Pietro Minuz, professore ordinario di Medicina interna della Scuola di medicina e chirurgia dell’Università di Verona e responsabile di un centro di riferimento nazionale per le ipertensioni secondarie.

Per capire meglio quali saranno i temi discussi nel convegno, abbiamo fatto qualche domanda al dottor Brazzarola, selezionato dall’agenzia “Top Doctors” come uno dei 30 migliori medici italiani. Brazzarola è esperto in chirurgia della tiroide, delle ghiandole surrenali e delle ghiandole paratiroidi. Specializzato in Chirurgia Endocrina, si occupa principalmente dei tumori della tiroide, della paratiroide e del surrene. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, ha partecipato a congressi nazionali ed internazionali in qualità di organizzatore e relatore ed ha al suo attivo oltre 7000 interventi chirurgici di endocrinochirurgia in qualità di primo operatore.

Dottor Brazzarola, ci spieghi meglio, cosa si intende per ipertensione secondaria?

“L’ipertensione arteriosa secondaria fa parte di quelle ipertensioni che non sono legate primitivamente ad arteriosclerosi, cioè non sono legate ad una malattia primitiva delle arterie, ma sono da cause secondarie. Una stenosi o una substenosi di un’arteria renale, o un adenoma di una ghiandola surrenalica, possono portare il paziente anche giovane a delle forme di ipertensione che se adeguatamente inquadrate e curate, portano a guarigione e non è una cosa da poco. Nei gruppi che si occupano di ipertensione a livello mondiale e italiano, si ritiene che questo tipo di sindrome, possa colpire fino al 20 per cento dei soggetti ipertesi. Secondo questo tipo di ricerche, fino al 20 per cento dei pazienti ipertesi, sarebbero quindi passibili di guarigione se ben gestiti e ben operati”.

Schermata 2018-09-24 alle 16.02.59Queste patologie, però, non sono sempre facilmente inquadrabili, non è così?

“Sì, infatti. Ci sono alcune di queste condizioni che sono ancora oggi di difficile inquadramento, perché soprattutto per quanto che riguarda la malattia surrenalica, non è così semplice e la diagnosi e l’interpretazione dei dati, così come la cura medica o più frequentemente chirurgica di questi adenomi, che può comportare un impegno medico e strutturale non indifferente”.

Dunque, nasce da questo l’esigenza di organizzare questo incontro?

“Sì, servirà a chiarire alcune problematiche che esistono e permangono tuttora nella gestione del paziente con ipertensione secondaria e resistente. Abbiamo deciso di fare il punto fra professionisti che si interessano di questo tipo di malattie, dagli specialisti ai medici di base, che poi hanno in cura nei loro ambulatori dei pazienti ipertesi sino al 50-60 per cento”.

Quali sono le soluzioni chirurgiche in campo?

“Le soluzioni chirurgiche sono legate ad una gestione anestesiologica molta accurata. Verranno discussi i piani anestesiologici che portano ad un certo intervento, e poi verranno presi in considerazione tutti quei trattamenti che sono oggi sostanzialmente per via laporoscopica, ma che possono essere anche per via posteriore, o in alcuni casi per via robotica. Quindi l’asportazione del surrene, ma con tecnologia avanzata, con basso stress per i pazienti e con risultati molto lusinghieri sotto il profilo della guarigione”.

Dunque, oggi si guarisce di più rispetto al passato?

“Oggi con questo tipo di tecniche, il periodo di degenza trascorso in ospedale è molto più breve. Dopo una surrenalectomia laparoscopica teniamo il paziente ricoverato due giorni, e abbiamo una guarigione praticamente nell’80 per cento dei pazienti e comunque in quelli che non guariscono completamente, l’uso di farmaci viene ridotto in maniera drastica”.

Parliamo del recente riconoscimento, lei è tra i 30 “Top Doctors” in Italia, è soddisfatto di questo risultato?

“Certamente, corona uno sforzo professionale mio, ma soprattutto del mio gruppo. Vogliamo occuparci in maniera intensiva del nostro paziente, con molta dedizione sia sotto il profilo umano, ma soprattutto sotto quello professionale e tecnico. Ormai, su tutte le patologie endocrine che noi trattiamo, siamo arrivati a un tasso di complicanze molto vicino allo zero e, per questo, abbiamo una grandissima richiesta da parte dei pazienti da ogni parte d’Italia e non solo. E comunque il paziente rimane sempre al centro dei nostri interessi”.

Per informazioni sul congresso visitare il sito . La segreteria organizzativa è a cura di Biba Group.

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