Terapia antalgica personalizzata

Pacemaker più piccolo al mondo e piattaforma hi-tech contro il dolore

di oggisalute | 5 marzo 2018 | pubblicato in Attualità
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Ammalarsi di dolore e smarrire se stessi, nel pieno della propria vita sociale e lavorativa. Un giorno dopo l’altro, tormentati da un ‘fantasma’ onnipresente che costringe a rinunce continue. Si può combattere per anni senza vedere la luce, collezionando fallimenti terapeutici, perdendo la speranza. Sono soprattutto donne, con un’età non superiore ai 50 anni, le vittime predilette del dolore cronico che in Italia colpisce una persona su 4, portando il Belpaese sul podio d’Europa, terzo dietro Norvegia e Polonia. Un carico di sofferenza che diventa anche costo socioeconomico e pesa sul Pil per il 2,3%. Nell’era dei robot e dell’Internet of things, in cui anche gli oggetti prendono vita e dialogano in un mondo digitale, per i casi più difficili si è battuta la via dell’approccio hi-tech.

I passi avanti sono stati tanti. L’ultimo lo racconta Medtronic, che a Milano ha presentato nel corso di un incontro alla Triennale un nuovo sistema intelligente che ruota intorno a quello che i suoi creatori definiscono lo “stimolatore midollare impiantabile più piccolo del mondo”. Pacemaker anti-dolore, mini-scosse su misura per neutralizzare la sofferenza cronica. Parola d’ordine: terapia antalgica personalizzata, modulata sulla base delle esigenze del paziente. La nuova piattaforma della multinazionale americana si chiama Intellis e, oltre al dispositivo medico, include un applicativo di gestione della terapia direttamente accessibile da un tablet (Samsung S2).

Il sistema per la gestione del dolore cronico è già disponibile in Italia, i primi impianti – una quindicina – sono stati eseguiti tra gennaio e febbraio in diverse strutture: all’ospedale generale regionale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), all’ospedale di Garbagnate Milanese, al Sant’Andrea di Roma, all’ospedale dei Colli di Napoli, al S.S. Annunziata di Chieti e all’Irccs Crob di Rionero in Vulture (Potenza).

I vantaggi legati alla nuova tecnologia di neurostimolazione midollare messa in campo, elencano gli esperti, vanno dalle performance della batteria, che si ricarica da zero al massimo in circa un’ora, fino al monitoraggio più agevole e alla programmazione avanzata della stimolazione. E ancora alle dimensioni ridotte: un pacemaker del dolore miniaturizzato equivale a tempi chirurgici per l’impianto sottocute – e di ripresa per il paziente – più veloci. Uno tra i primi impianti in Italia è stato eseguito su una donna: 59 anni, di cui 8 in lotta con il dolore provocato “da una Failed Back Surgery Syndrome, in trattamento inefficace con oppiacei, anticonvulsivanti e antidepressivi”, racconta Vito Petruzzelli, direttore della Terapia del dolore e cure palliative al Miulli di Acquaviva delle Fonti.

La neurostimolazione midollare, spiega lo specialista, “consiste nella stimolazione elettrica selettiva del midollo spinale tramite elettrocateteri impiantati nello spazio epidurale e connessi a un generatore di impulsi: un vero e proprio pacemaker del dolore. Siamo riusciti a effettuare l’intervento chirurgico di impianto in un minor tempo e, viste le ridotte dimensioni dello stimolatore, il posizionamento è stato più agevole e meno invasivo per la paziente. Niente fili o dispositivi collegati, solo wifi. E, ancora, minor ingombro e impatto psicologico. Sono questi i vantaggi evidenziati durante la fase di stimolazione provvisoria”.

Un passaggio importante perché permette di verificare se la terapia è efficace sul paziente, chiarisce Petruzzelli. “L’impianto avviene in due fasi: la prima è la fase di test che ci permette di stimolare selettivamente il midollo spinale e di capire quanto la neurostimolazione incide sul dolore. Se otteniamo una riduzione di più del 50% o l’eliminazione anche dell’uso di farmaci, possiamo passare alla seconda fase in cui viene posizionato il generatore d’impulsi e collegato all’elettrocatetere. La nuova piattaforma si è rivelata utile per questa doppia procedura perché permette un maggior comfort per il paziente”. Quanto ai vantaggi per il medico, l’esperto cita “controlli clinici e medicazioni più semplici, con minor rischio di infezioni”. Il sistema permette di personalizzare la terapia – perché l’area del dolore varia a seconda della posizione assunta – attraverso la regolazione automatica della somministrazione del dosaggio corretto nel punto giusto. (segue)

Fra le prime pazienti trattate con Intellis c’è anche “una giovane donna che soffriva di dolore lombare in esiti di plurimi interventi della colonna vertebrale”. A fare il punto su questo caso è Michele Sofia, direttore del Dipartimento funzionale interaziendale di cure palliative e terapia del dolore dell’Asst Rhodense di Garbagnate Milanese: “L’aspetto più rivoluzionario – spiega – è la possibilità di ottimizzare il trattamento di neurostimolazione grazie ai report condivisi e consultabili. Il sistema utilizza funzionalità avanzate per monitorare e registrare 24 ore su 24, 7 giorni su 7 l’attività del paziente, quale indice indiretto dell’efficacia del trattamento terapeutico di neurostimolazione midollare”.

Oggi questo approccio viene raccomandato ai pazienti con dolore cronico neuropatico da danno dei nervi periferici, neuropatia diabetica, insuccesso della chirurgia vertebrale, nevralgia posterpetica, lesioni parziali del midollo spinale, sindrome dolorosa dell’arto fantasma, lesioni del plesso brachiale, dolore ischemico degli arti e angina pectoris grave, e da dolore delle sindromi regionali complesse.

Per Sofia “i vantaggi di questo sistema” sono soprattutto “la migliorata versatilità di programmazione delle diverse tipologie di stimolazione midollare e in termini di comfort per il paziente le ridottissime dimensioni del device impiantato”. La miniaturizzazione del dispositivo rende infatti più semplice e meno traumatico il posizionamento sottocute. Altro aspetto evidenziato dagli esperti è che il nuovo sistema è dotato di una tecnologia che consente ai pazienti con elettrostimolatore midollare “il massimo accesso possibile alla risonanza magnetica nucleare, in qualsiasi distretto dell’organismo”. Un esame al quale l’82% di loro dovrà sottoporsi, secondo studi scientifici (Spine 2015), nell’arco dei successivi 5 anni dopo l’impianto.

(Fonte: Adnkronos)

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