Non solo buoni geni

Super nonni molto “social”,
caccia ai segreti dei centenari sardi

di oggisalute | 8 febbraio 2018 | pubblicato in Attualità
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Lo avevano soprannominato il ‘nonno del mondo’. Antonio Todde è stato il primo uomo a vivere fino alla soglia dei 113 anni. Nato nel 1889, si è spento serenamente nel 2002. E la sua carta d’identità è diventata subito d’interesse per la scienza. Un dato biografico, in particolare: Todde abitava a Tiana, un piccolo centro di meno di 500 anime nella provincia di Nuoro, in Sardegna. Segni particolari: si trova all’interno di una regione straordinaria, una terra di ‘matusalemme’, dove i centenari sono presenti in una proporzione 3 volte maggiore rispetto al resto della Sardegna stessa e dell’Italia continentale. Le vite di questi abitanti speciali – e gli studi condotti dagli scienziati a caccia del loro segreto di longevità – hanno fatto il giro del mondo e tornano ora sotto i riflettori internazionali in un lungo reportage della ‘Cnn’.

Qual è il ‘sacro Graal’, l’elisir di lunga vita custodito dai super nonni sardi? La ricerca continua. Ma sebbene i buoni geni, la dieta e l’esercizio fisico siano spesso citati come cruciali – in quanto presenti nella maggior parte dei luoghi battezzati come ‘Blue zone’ – l’indagine scientifica in questa regione del Mediterraneo indica che l’interazione sociale può essere altrettanto influente. La qualità dei rapporti umani: un’altra variabile che appare determinante. Le osservazioni condotte nell’area suggeriscono che la cura e l’attenzione da parte dei familiari e l’essere strettamente coinvolti nelle attività della comunità aiutano a mantenere uno stato mentale sano, che è fondamentale per il benessere generale.

La Blue zone sarda è stata circoscritta dal medico e demografo Giovanni Pes che, nei primi anni 2000, ha osservato tassi di mortalità molto bassi e alte aspettative di vita in diversi villaggi della Sardegna centrale. Lo scienziato ha segnato ogni insediamento con queste caratteristiche su una mappa, etichettando l’area come zona blu, termine ora usato per riferirsi a qualsiasi zona con popolazioni super longeve. Ne sono state identificate 5 nel mondo, da Nicoya in Costa Rica a Ikaria in Grecia. Ma l’area sarda ha una particolarità che la rende unica: “Nella maggior parte dei Paesi occidentali il rapporto tra i sessi a 100 anni è di 1 a 4 a favore delle donne”, ha ricordato Pes. Invece in questa zona centrale della Sardegna, “è 1 a 1. Abbiamo cioè la stessa proporzione di uomini a donne in età avanzata”.

Lo scienziato ha analizzato inizialmente il patrimonio genetico, partendo dall’ipotesi che l’isolamento geografico potrebbe aver portato a varianti nel Dna che favoriscono la longevità. Ma i fattori genetici, ha concluso, spiegavano solo “dal 20% al 25% della durata media della vita”. L’analisi si è mossa con interviste ai super nonni e mettendo insieme dati storici. E i risultati hanno portato a definire come altrettanto importanti i fattori sociali e psicologici.

Il ruolo svolto dalla famiglia è stato evidenziato anche da Luigi Corda, autore di un viaggio fotografico lungo 2 anni fra i centenari sardi nelle regioni della Barbagia, dell’Ogliastra, della Trexenta e del Medio Campidano. Nei suoi scatti occhi profondi e vividi spiccano tra le rughe di volti sereni segnati dal tempo. “Il fatto di sentirsi ancora importanti, di essere al centro dell’attenzione li rende attivi e dà loro la forza di andare avanti, sottolineando l’importanza della famiglia, oltre agli aspetti genetici, all’alimentazione e alla religione”, ha avuto modo di raccontare.

Secondo la sua testimonianza, tutti i centenari erano in ottima salute e incredibilmente lucidi. Spesso non avevano neanche bisogno degli occhiali per leggere. Nella sua galleria fotografica ci sono donne che hanno lavorato in miniera e uomini che hanno fatto i calzolai, i barbieri, i contadini, i pastori. Sulle loro tavole un bicchiere di vino, ma anche le bacche o il latte di capra, senza dimenticare passioni come quella per le patatine fritte o le lasagne.

Generazione 1900, nonni fuori dal comune che fino ai 100 anni hanno mantenuto un’autonomia invidiabile, fra cruciverba e calcio in tv, balli e giri in bici, pranzi preparati quotidianamente con le proprie mani. In questa zona nel cuore della Sardegna, parenti e vicini si prendono cura degli anziani che vengono visti come persone che trasmettono valori e conoscenze, evidenziano gli esperti. La casa diventa uno spazio di contatto quotidiano con i giovani, fa notare Maria Chiara Fastame, psicologa dell’università di Cagliari.

Parola d’ordine: rete sociale. Gli anziani sono al centro delle loro comunità, partecipano attivamente alla vita e agli eventi locali, si incontrano in piazza, chiacchierano, giocano a carte, socializzano. E tutto questo mantiene la loro mente acuta a lungo. Da una recente ricerca dell’ateneo cagliaritano è emerso che i senior della zona blu sarda sono coinvolti in un numero più consistente di attività sociali e ricreative rispetto alle popolazioni anziane di altre aree. Questo avrebbe creato un diverso modello psicologico che è stato legato a vite più lunghe.

Il contesto sociale, evidenzia Fastame, “è fondamentale per invecchiare bene”. La depressione è rara fra i super nonni sardi che, sebbene non conducano una vita rurale idilliaca, hanno una maggiore resistenza. Insomma, il segreto della longevità non è uno solo. “E’ piuttosto – sostiene Pes – nell’interazione di molti fattori diversi”. E saranno necessarie ulteriori ricerche per approfondire la comprensione della ricetta perfetta per un invecchiamento di successo.

(Fonte: Adnkronos)

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