Lavoro e figli

Nido o baby-sitter?
I pro e i contro delle due scelte

di oggisalute | 7 settembre 2017 | pubblicato in Attualità
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Essere mamma è tutt’altro che semplice. Conciliare lavoro e figli piccoli lo è ancora meno. Sono sempre di più, infatti, le mamme lavoratrici che, impossibilitate ad accudire i propri bambini 24 ore su 24, decidono di affidarli ad un asilo nido o, in alternativa, ad una baby-sitter. Qual è la scelta migliore?

“Bisogna considerare che nel primo anno di vita – spiega all’AdnKronos la psicoterapeuta Paola Vinciguerra – la capacità del bambino di interagire e scoprire l’ambiente circostante, che al nido può essere stimolante, è molto bassa. In questo senso, entro il primo anno di età, gli stimoli che il bimbo può avere con una figura quale quella di una baby-sitter possono essere migliori, trattandosi di una figura completamente dedicata a lui. Inoltre – prosegue l’esperta – l’affidamento ad una persona che mantenga il bambino nel proprio ambiente domestico, garantisce una maggiore protezione da alcune malattie. I primi sei mesi di vita, infatti, sono molto delicati da questo punto di vista ed è a partire dai nove mesi/1 anno di età che il bimbo produce anticorpi in grado di proteggerlo”.

In un ambiente come quello del nido, infatti, la convivenza con altri bambini è all’ordine del giorno il che può facilitare la trasmissione di malattie. Dall’altro lato, però, garantisce anche una maggiore e più veloce socializzazione del bambino. “I bimbi di adesso – spiega la Vinciguerra – sono molto più svegli di quelli di un tempo e già ad un anno sono in grado di socializzare con il prossimo. L’inserimento in un nido può essere quindi positivo in questo senso, perché attraverso lo scambio con i propri simili, il piccolo non solo socializza, ma apprende e riceve stimoli attraverso l’imitazione dell’altro”.

Per quanto riguarda la paura che il bimbo possa sentire la mancanza della mamma se affidato ad un asilo nido, l’esperta chiarisce che “a meno che il bambino non sia stato ossessivamente attaccato alla madre nei primi anni di vita, la separazione è già stata sperimentata, magari nel caso in cui sia stato affidato ai nonni o se la mamma è dovuta rientrare a lavoro. Inoltre, entro il primo anno di età, non si ha la concezione della dimensione spazio/temporale e questo rende il distacco senza dubbio meno doloroso e consapevole”. Insomma, è fondamentale che il bambino non si abitui ad una presenza ossessiva della mamma, perché è in questo modo che il primo distacco può essere vissuto serenamente.

Anche gli orari standardizzati cui il bambino viene sottoposto nel caso dell’asilo nido, non vanno vissuti come un fattore negativo. Anzi: “il bimbo ha bisogno di regole e rassicurazioni – chiarisce la Vinciguerra – perché vive in un mondo che non conosce e quindi l’uso di regole ripetute gli dà un senso di stabilità e sicurezza”.

Insomma, non c’è una regola generale che valga per tutti, ma in linea di massima “è bene che fino al primo anno di vita il bambino venga seguito in maniera diretta, da una figura che si dedichi totalmente a lui. La baby-sitter se ne prende cura in un ambiente protetto che può aiutarlo a crescere sviluppando la sua capacità autoimmune. Dopo il primo anno, però, il bimbo deve essere inserito nel mondo e messo insieme ad altri bambini. L’atteggiamento di trattenimento e paura per il distacco che molti genitori hanno, è del tutto sbagliato e non d’aiuto per il bambino”. Perciò è fondamentale scegliere con cura e attenzione la baby-sitter cui affidare il proprio figlio, “perché – spiega l’esperta – il bimbo apprende moltissimo da lei.” In questo senso, la scelta del nido può essere più sicura perché si tratta di strutture con personale specializzato “ma dobbiamo anche fidarci delle nostre capacità di saper valutare e selezionare una figura adatta ad affiancare nostro figlio nei primi mesi della sua vita”.

(Fonte: Adnkronos)

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