"Cold case" di Hunter, padre della chirurgia

“Tumore duro come un osso”,
confermata diagnosi di 200 anni fa

di oggisalute | 2 gennaio 2017 | pubblicato in Attualità
campioni_hunter_bmj

“Un tumore duro come un osso”. Così scriveva nel 1786 John Hunter, uno dei chirurghi più influenti della storia della medicina. Una diagnosi che trova conferma più di 200 anni dopo. È l’ultimo ‘cold case’ finito sotto i riflettori in Gb. A vestire i panni degli ‘archeologi in camice’ un team di medici del Royal Marsden Hospital che ha rispolverato i campioni di un paziente di Hunter, conservati nel museo che porta il suo nome, l’Hunterian di Londra. Ma la scoperta è qualcosa di più di una diagnosi confermata, spiegano gli esperti. Il team che si è occupato dell’analisi ritiene infatti che i campioni vecchi di secoli di Mr Hunter possano offrire indizi per capire come il cancro sia cambiato e stia cambiando nel corso del tempo.

“È iniziata come un’indagine divertente, ma siamo rimasti stupiti dall’intuizione di Hunter”, sottolinea alla Bbc online l’esperta di sarcoma Christina Messiou. Hunter divenne chirurgo di re Giorgio III nel 1776 e fu uno dei ‘camici verdi’ che favorì la trasformazione di questa disciplina medica, che era considerata da macellai, in scienza. Secondo i gossip del tempo il medico per amore della ricerca si sarebbe auto-inoculato la gonorrea per un esperimento mentre scriveva un libro sulle malattie veneree. La sua vasta collezione medica, ospitata nel museo Hunterian al Royal College of Surgeons, comprende anche alcuni appunti a colori che descrivono un uomo giunto al St George’s Hospital nel 1786 con un rigonfiamento duro sulla coscia inferiore.

“Sembrava essere un ispessimento dell’osso, stava aumentando molto rapidamente. Esaminando la parte malata – scrisse Hunter – è risultato costituito da una sostanza che circonda la parte inferiore del femore, di tipo tumorale, che sembra originata dall’osso stesso”. Hunter amputò la gamba dell’uomo il quale sembrò riprendersi, ma solo per 4 settimane. Poi, continua il chirurgo nei suoi appunti, il paziente “ha iniziato a perdere carne e a deperire a poco a poco, il respiro sempre più difficoltoso”, fino alla morte 7 settimane dopo l’intervento. L’autopsia ha rivelato un tumore osseo che si era diffuso nei polmoni, sul rivestimento del cuore e alle costole. Più di 200 anni dopo, i campioni sono finiti sotto la lente di un camice di oggi.

“Solo guardando i campioni, la diagnosi di osteosarcoma mi è subito balenata nella mente – racconta Messiou – Gli scritti di Hunter erano incredibilmente acuti e corrispondono a quello che noi sappiamo sull’andamento di questa malattia. I grandi volumi di nuova formazione ossea e la comparsa del tumore primario sono davvero caratteristici dell’osteosarcoma”. La scienziata ha chiesto un secondo parere ai colleghi del Royal Marsden a Londra, che hanno usato una moderna tecnologia di scansione odierna per confermare la diagnosi secolare.

“Credo che la diagnosi di Hunter sia davvero impressionante e in effetti la sua gestione del paziente segue principi simili a quelli che avremmo adottato noi al giorno d’oggi”, evidenzia Messiou, secondo il quale la fase più emozionante della ricerca deve ancora a venire. Adesso gli esperti confronteranno ulteriori campioni storici di Hunter con tumori contemporanei, sia da un punto di vista microscopico che genetico, per vedere se ci sono delle differenze. Sarà “uno studio sull’evoluzione del cancro in più di 200 anni e onestamente non sappiamo davvero cosa andremo a scoprire. Ma sarebbe interessante se riuscissimo a collegare i i fattori di rischio legati allo stile di vita con tutte le differenze che eventualmente vedremo tra i tumori del passato e quelli attuali”.

Scrivendo sul ‘British Medical Journal’, il team del Royal Marsden si è scusato per il ‘ritardo’ nell’analisi dei campioni dal 1786 a oggi e per l’evidente violazione dei tempi di attesa per i casi di cancro, ma – precisano i medici – l’ospedale non era stato neanche costruito fino al 1851.

(Fonte: Adnkronos)

Lascia un commento

читайте здесь

у нас