Allo studio applicabilità di cura nell'uomo

Ricercatori italiani scoprono proteina contro tumore infantile

di oggisalute | 16 gennaio 2017 | pubblicato in Attualità
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Ricercatori italiani hanno scoperto una proteina che agisce contro il medulloblastoma. La ‘chemokina Cxcl3’ sarebbe in grado di bloccare il tumore cerebrale dell’infanzia: l’equipe ha infatti dimostrato in vivo che dopo il trattamento con Cxcl3, anche se ha già iniziato a svilupparsi, il medulloblastoma non si forma più o scompare completamente. Lo studio, pubblicato su ‘Frontiers in Pharmacology’, è stato condotto dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr).

Il medulloblastoma “è il più diffuso tumore cerebrale dell’infanzia – spiegano gli esperti – e, nonostante l’accettabile tasso di sopravvivenza, la tossicità dei trattamenti oggi in uso, in particolare la radioterapia, lascia nei pazienti danni gravi, tra cui disturbi cognitivi permanenti e neoplasie secondarie”.

“Già nel 2012 avevamo identificato la chemokina Cxcl3 come possibile target terapeutico, dimostrando che la mancanza di questa proteina si lega a un notevole aumento della frequenza del medulloblastoma – sottolinea Felice Tirone, dell’Ibcn-Cnr, che ha guidato la ricerca – poiché i precursori cerebellari, le cellule giovani che poi diventano neuroni, non riescono più a migrare al di fuori della zona proliferativa alla superficie del cervelletto e tendono a diventare neoplastici”.

Per Tirone, “una permanenza eccessiva nella zona proliferativa rende i precursori più suscettibili alle mutazioni che inducono la proliferazione incontrollata” e “ora abbiamo dimostrato che se un modello murino che sviluppa medulloblastoma con alta frequenza viene trattato per un mese per via intracerebellare con Cxcl3, a due mesi da quando il tumore ha già iniziato a svilupparsi, il medulloblastoma non si forma più o scompare completamente”.

“Il nostro approccio sfrutta la plasticità residua del precursore cerebellare neoplastico in quanto Cxcl3 ne forza la migrazione al di fuori della zona proliferativa del cervelletto verso la parte interna – osserva ancora il ricercatore – dove i precursori neoplastici differenziano, uscendo definitivamente dal programma di sviluppo del tumore”.

Si sta ora studiando l’applicabilità nell’uomo di questo trattamento, che è stato brevettato dal Cnr. “Cxcl3 sembra essere privo di tossicità anche ad alte dosi ma resta da chiarire se la plasticità dei precursori cerebellari tumorali, cioè la capacità di differenziare dopo la migrazione, permane a stadi più avanzati del tumore – conclude Tirone – Un’applicazione possibile sarebbe nella sindrome di Gorlin, dove il medulloblastoma è trasmesso geneticamente (frequenza 1 su 50.000), e quindi la sua insorgenza è più prevedibile e monitorabile sin dalle fasi iniziali di sviluppo”.

(Fonte: Adnkronos)

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