Inviati gli ispettori per fare chiarezza

Morti di parto, il Ministero della Salute istituisce una task-force

di oggisalute | 4 gennaio 2016 | pubblicato in Attualità
intervento-chirurgico

Cresce l’allerta per le morti di parto in Italia. Il caso della donna deceduta a Torino, la notte di Santo Stefano, non è che l’ultimo di una serie di episodi simili. Il bilancio è pesantissimo: nei giorni scorso sono morte cinque donne e una bimba negli ospedali Sant’Anna di Torino, Spedali civili di Brescia, di Bassano del Grappa e di San Bonifacio a Verona.

Quattro delle donne sono decedute in ospedale, poco prima di dare alla luce i figli o subito dopo, mentre la quinta donna, di Foggia, è morta in casa e i medici dell’ospedale hanno potuto solo estrarre la figlia, viva, con un cesareo post-mortem.

Per questo il Ministero della Salute ha istituito una task force per verificare eventuali errori nelle procedure eseguite che si recherà a Brescia, Bassano del Grappa e a San Bonifacio-Verona, dove nei giorni scorsi sono morte Giovanna Lazzari, Marta Lazzarin e Anna Massignan.

La task force composta dai dirigenti del Ministero e dell’Agenas, dai carabinieri del Nas, dal rappresentante delle Regioni, dovrà accertare se a determinare i decessi abbiano contribuito difetti organizzativi e se siano state rispettate tutte le procedure previste a garanzia della qualità e sicurezza delle cure. I risultati delle ispezioni verranno resi noti nei prossimi giorni e, indipendentemente da eventuali responsabilità dirette, saranno oggetto di approfondimenti e di ulteriori iniziative da parte del ministro.

Sulla vicenda è intervenuto Antonio Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, ai microfoni della trasmissione “Genetica oggi”, condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus.  “Questi casi –ha affermato Cartabellotta-, concentrati tutti in un periodo dell’anno così breve, meritano sicuramente attenzione e un approfondimento tecnico, come il ministro ha già predisposto. La casualità è sicuramente un elemento di cui tenere conto, ma bisogna anche sottolineare due cose strane. La prima è che in Italia esistono troppi punti nascita poco sicuri. I punti nascita sotto i 500 parti l’anno dovrebbero essere chiusi o riconvertiti con modalità adeguate. Il secondo eccesso è quello dei parti cesarei, che sono ancora troppi rispetto alla media europea. Queste situazioni sono sicuramente predisponenti eventi sfavorevoli come quelli capitati in questi giorni. Bisognerà vedere quanto il processo assistenziale sia stato adeguato”.

 

 

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