I vantaggi della terapia bariatrica

Obesità, allarme per i giovani italiani
Le soluzioni chirurgiche per combatterla

di oggisalute | 25 settembre 2014 | pubblicato in Attualità
paura-pesarsi

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’obesità rappresenta una delle maggiori problematiche sanitarie mondiali. Nel nostro Paese, il numero degli obesi corrisponde a una popolazione di circa 5,5 milioni, dato in costante crescita: in particolare, l’Italia detiene il triste primato europeo del maggior numero di bambini e adolescenti in forte sovrappeso (pari al 36%) ed obesi (pari al 10-15%). Di fronte a questa grave emergenza, l’arma più efficace resta una corretta educazione alimentare, associata a uno stile di vita dinamico, in cui sia favorita l’attività fisica sin dai primi anni di scuola.

Tuttavia, quando questi approcci risultano fallimentari, l’unica possibile soluzione è costituita dagli interventi chirurgici, quali bypass gastrici, bendaggi gastrici, diversioni bilio-pancreatiche, restrizioni dello stomaco. A tale approccio è stato dedicato, il 23 settembre, l’incontro, promosso dall’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione, con il contributo non condizionato di Covidien, dal titolo “Obesità Patologica: l’Innovazione della Terapia Chirurgica e le Frontiere della Ricerca”, che si è svolto presso la Sala Gonfalone del Palazzo Pirelli della Regione Lombardia, cui hanno preso parte, oltre agli specialisti e ai rappresentanti della SICOB (Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche), anche molti rappresentanti istituzionali regionali.

“La terapia chirurgica rappresenta l’unica forma di trattamento che consenta sia la consistente riduzione del peso che la scomparsa o il controllo delle complicanze, in particolare il diabete, negli obesi gravi (da 35 di B.M.I. indice di massa corporea) in su. – ha dichiarato Diego Foschi, professore Ordinario di Chirurgia Generale dell’Università di Milano presso il Polo Luigi Sacco – In questo campo, la prima scelta della chirurgia dell’obesità – detta bariatrica – è rappresentata dalle odierne procedure laparoscopiche, che negli ultimi decenni sono diventate più sicure  e meno invasive. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche mira infatti, ove possibile a ridurre il trauma, evitando grandi ferite attraverso pochi e piccoli accessi  addominali, con  minore perdita ematica, minori complicanze e più brevi tempi di decorso postoperatorio.“

Inoltre, la chirurgia bariatrica consente di migliorare nella sua globalità il quadro clinico del paziente obeso, spesso complicato da numerose patologie correlate, come diabete, dislipidemie, vasculopatie e ipertensione. “Oggi si sta superando il concetto di ‘chirurgia bariatrica’ e si parla sempre più di ‘chirurgia metabolica’, intesa come l’insieme di tutti gli interventi che, attraverso meccanismi che agiscono sulla funzione gastrica e intestinale, rendono  più facile  il nostro rapporto con il cibo, impediscono l’accumulo di riserve energetiche e consentono di mantenere un peso adeguato ad una soddisfacente vita di relazione.- ha proseguito Foschi – Con questo tipo di interventi, molti pazienti riescono a controllare anche il diabete, o a mantenere la pressione entro valori accettabili”.

Agli evidenti vantaggi clinici si sommano i risultati positivi relativi all’impatto economico della chirurgia dell’obesità, patologia che, nel mondo occidentale, incide in modo significativo anche da un punto di vista di costi socio-sanitari.

“Secondo l’ultima analisi Istat del 2008, il costo sanitario dell’obesità in Italia è di 6,8 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa sanitaria pubblica totale e allo 0,43% del Pil di quell’anno. – ha dichiarato iI professor Marco Antonio Zappa, direttore Dipartimento di Chirurgia Generale e d’Urgenza, Ospedale “Sacra Famiglia” Fatebenefratelli di Erba e Vice Presidente della SICOB –  Prima di tutto i costi diretti, dovuti ai trattamenti farmacologici e clinici, resi più onerosi a causa delle patologie correlate: rispetto ad un paziente non obeso, per il paziente obeso si spende il 77% in più in farmaci, il 45,5% in più in degenza e il 26.9% in più in visite mediche. A questi bisogna aggiungere i costi indiretti, determinati dalla minore produttività di tali pazienti, dovuta alle numerose assenze dal lavoro per visite specialistiche o ricoveri ospedalieri, alla maggiore frequenza di pensionamento anticipato per inabilità o disabilità, fino alla morte prematura cui vanno incontro. Infine, secondo la Commissione Europea per l’Obesità, sono da includere i costi individuali, più difficili da calcolare, ma di uguale se non maggiore impatto, dovuti alle pesanti condizioni sociali che l’obesità determina: un minor rendimento scolastico, situazioni di discriminazione sociale e lavorativa, problemi psico-sociali, bassa qualità di vita, per citarne alcune”.

Tuttavia, esiste ancora il rischio, molto concreto, che la chirurgia bariatrica venga percepita dalle istituzioni sanitarie nazionali e locali come un aggravio di spesa e non, invece, come un trattamento che consente di risparmiare risorse economiche. A questo tema è stata dedicata la tavola rotonda svoltasi nel corso dell’incontro, che ha visto il confronto tra specialisti clinici e rappresentanti del mondo delle istituzionali regionali, tra cui l’ex campionessa di sci Lara Magoni, Componente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali della Regione Lombardia, che ha dichiarato: “Da sportiva so bene quanto sia importante la prevenzione per questa tipologia di malattia e per un corretto stile di vita. La Sanità in Regione Lombardia è, da sempre, un’eccellenza capace di coniugare ricerca e innovazione. In particolare, la Commissione di cui faccio parte ha sempre mostrato un interesse lungimirante per le tematiche che riguardano il miglioramento della vita dei nostri cittadini”.

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