Dall'anonimato ai limiti di età

Fecondazione eterologa,
ecco le linee guida delle Regioni

di oggisalute | 8 settembre 2014 | pubblicato in Attualità
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È stato approvato pochi giorni fa dalla conferenza delle Regioni il documento con le linee guida sulla fecondazione eterologa. Tra i punti più importanti si segnala che il nato da eterologa non potrà conoscere l’identità del donatore di gameti. I dati clinici del donatore potranno, infatti, essere resi noti al personale sanitario solo in casi straordinari, dietro specifica richiesta e con procedure istituzionalizzate, per eventuali problemi medici della prole.

Inoltre, il limite di età indicato nella legge 40 sulla procreazione omologa sarà applicato anche per l’eterologa. “Su suggerimento delle società scientifiche, – si legge nel testo – si sconsiglia comunque la pratica eterologa su donne di età maggiore di 50 anni per l’alta incidenza di complicanze ostetriche. Per la donazione di gameti maschili è comunque rilevante allo stesso modo l’età della partner, con le stesse limitazioni”.

Per accedere gratuitamente (o con ticket) all’eterologa, a carico del Ssn, sono previsti limiti “che comprendono l’età della donna (fino al compimento del 43esimo anno) e il numero di cicli che possono essere effettuati nelle strutture sanitarie pubbliche (massimo 3)”. La donazione di gameti “è consentita ai soggetti di sesso maschile di età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 anni, e ai soggetti di sesso femminile di età non inferiore ai 20 anni e non superiore ai 35 anni”.

“Non è possibile per i pazienti – si legge ancora nel testo – scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore, al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche. Ma in considerazione del fatto che la fecondazione eterologa si pone per la coppia come un progetto riproduttivo di genitorialità per mezzo dell’ottenimento di una gravidanza, il centro deve ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente”.

Confermata la norma secondo cui “le cellule riproduttive di un medesimo donatore non potranno determinare più di 10 nascite. Tale limite può essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia, che abbia già avuto un figlio tramite procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore”.

Soddisfazione dalla conferenza delle Regioni per l’approvazione del documento. “Abbiamo mantenuto gli impegni che avevamo assunto, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, sulla fecondazione eterologa – ha dichiarato Sergio Chiamparino, presidente della conferenza delle Regioni – . Ci siamo mossi anche grazie alla sollecitazione di alcune regioni come la Toscana ed abbiamo ritenuto  necessario darci indirizzi condivisi. Ci siamo impegnati a farlo nel più breve tempo possibile. E al primo incontro utile di settembre abbiamo raggiunto l’accordo su un documento che è stato predisposto nel mese di agosto a livello tecnico-scientifico e politico dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni che ringrazio per l’impegno profuso”.
“Ritengo che questi indirizzi approvati dalla Conferenza delle Regioni – ha proseguito il presidente della Conferenza delle Regioni – rappresentino un lavoro che ha anche un valore etico e politico perché siamo di fronte alla possibilità che un diritto riconosciuto a livello internazionale trovi concretizzazione anche nel nostro Paese. Si tratta certamente di un’assunzione di responsabilità da parte delle Regioni, ma anche di un importante segnale politico”.

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