Mobilitate varie associazioni fra cui Medici senza frontiere

Ebola, rischio per l’Europa. Oms: il ceppo si diffonde anche in città ed è più letale, sopravvive solo uno su 10

di valerio droga | 9 aprile 2014 | pubblicato in Attualità,Prevenzione
Trionfo_della_morte,_già_a_palazzo_sclafani,_galleria_regionale_di_Palazzo_Abbatellis,_palermo_(1446)_,_affresco_staccato

Il temibile virus Ebola fa sempre più paura: è sempre più letale e sempre più contagioso, rischiando di contaminare anche il continente europeo. L’Organizzazione mondiale della sanità lancia l’allarme e scatta il codice rosso negli aeroporti d’Europa. Il ceppo attivo in Guinea e altri paesi africani, che ha già mietuto 118 vittime, è passato da un tasso di letalità di sette morti ogni dieci contagi a nove, cioè quasi la totalità dei colpiti muore.

È la prima volta che accade, dopo che il virus, quarant’anni fa, ha cominciato a uccidere l’uomo. Si pensa che i primi vettori di contagio siano stati i pipistrelli, passando per le scimmie quindi all’uomo, anche se è stata ventilata anche l’ipotesi di bioterrorismo: un virus preparato in laboratorio a fini bellici, poi sfuggito forse al controllo. Sta devastando la popolazione dei gorilla di pianura dell’Africa centrale. Il vero problema è che al momento non esiste alcuna cura, la scienza è impotente di fronte al virus: non solo non vi sono terapie per guarire ma neppure per conservare o rallentare il decorso della malattia, la sola cosa che si può fare è affidarsi al proprio sistema immunitario e attendere e sperare in una auto guarigione, cercando di isolare i soggetti colpiti per evitarne il contagio, proprio come un tempo si faceva con la peste e altre epidemie.

“L’attuale esplosione di focolai in Guinea e Liberia è tra le più difficili mai affrontate e potrebbe proseguire ancora per 3-4 mesi”, afferma il vice direttore generale dell’Oms Keiji Fukuda. Per la prima volta c’è il timore che l’epidemia possa diffondersi anche in Europa o in altri continenti. Se finora, infatti, si sono registrati piccoli e isolati focolai nelle aree rurali africane, colpendo in 40 un migliaio di persone, la novità è che si sta diffondendo anche nelle aree urbane. Città spesso popolose, come Conakry, la capitale della Guinea, e altre metropoli di Sierra Leone, Liberia e Senegal. Qui è sempre più difficile isolare i casi infetti, qui il virus potrebbe espandersi in maniera incontrollata ed esponenziale. Per altro, quando una epidemia si diffonde in un luogo la tendenza è di fuggire in zone non colpite, ma tra chi fugge vi possono essere individui già colpiti magari senza saperlo ancora, con il virus in incubazione.

L’Oms e tante organizzazioni sanitarie, come Medici senza frontiere, si stanno interessando all’area colpita e si stanno edificando rapidamente ospedali di isolamento, moderni lazzaretti. Il codice rosso è scattato nei principali scali di voli provenienti dall’Africa, gli aeroporti di Parigi, Bruxelles, Madrid, Francoforte e Lisbona. Alcune compagnie aeree chiedono un certificato sanitario dei passeggeri prima di farli imbarcare per l’Europa, anche se l’Oms non raccomanda restrizioni ai viaggi né al commercio. L’Italia non ha voli diretti con l’Africa ma questo potrebbe fare abbassare la guardia, col rischio che possano arrivare soggetti infetti da scali europei sfuggiti al primo controllo. Vanno quindi effettuati controlli capillari anche sui voli interni, anche in Italia.

La malattia si manifesta con febbre emorragica, di solito accompagnata da vomito, diarrea, dolori muscolari, cefalea, fiacchezza generale e a volte, appunto, emorragie interne ed esterne. Spesso i primi sintomi fanno pensare alla malaria e si comincia il trattamento col chinino. Non tutti i ceppi individuati sono mortali per l’uomo e sembra che solo uno si possa diffondere per via aerea, mentre di solito viene contratto attraverso il contatto di sangue o altri fluidi corporei, come urina o anche latte materno.

Fukuda rassicura: “Ebola è sì una malattia acuta, ma può essere controllata. Sappiamo come interrompere i contagi, anche se non esistono vaccini o farmaci contro il virus”. Più prudente Pierangelo Clerici, presidente dei Microbiologi clinici italiani, che dice che “l’isolamento dei casi non basta, è fondamentale tracciare la catena di trasmissione. Tutti i contatti dei pazienti che potrebbero essere stati contagiati dovrebbero essere monitorati e isolati al primo segno dell’infezione”.

Nella foto il “Trionfo della morte” (1446), affresco staccato ed esposto alla Galleria regionale di Palazzo Abbatellis, a Palermo.

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