Sindrome feto alcolica

Alcol e gravidanza non vanno d’accordo
I rischi più comuni per il feto

di oggisalute | 17 ottobre 2013 | pubblicato in Attualità
alcol-gravidanza

Soltanto un bicchiere, mica può fare male! Una tipica frase da accompagnare a un sorso di vino o birra o, peggio, superalcolico. Non solo non c’è fondamento scientifico e anzi la medicina mostra che l’alcol fa solo male e che diventa ancora più dannoso se assunto in gravidanza, perché in gioco c’è anche la salute del futuro bambino. Ciò nonostante, durante il secondo trimestre di gravidanza una donna su dieci non sa rinunciare all’alcol e, in certi casi (lo 0,5 per cento delle gestanti), si può parlare di consumo compulsivo di alcolici. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Acta obstetricia et gynecologica scandinavica da Kim Stene-Larsen e colleghi del Norwegian institute of public health di Oslo.

I dati ci dicono anche che perfino durante il primo trimestre un leggero consumo di alcolici è un’abitudine per il 16 per cento delle donne, mentre si può parlare di consumo compulsivo per il 12, che sale al 55 per cento dei casi in presenza di ansia e depressione e aumenta del 114 per cento nel secondo semestre. Per la stessa ragione, questi comportamenti colpiscono in prevalenza donne con bassi redditi (che incidono naturalmente sullo stato emotivo), quelle il cui uomo ha il vizio dell’alcol e, come è comprensibile, quelle che già consumavano alcolici prima della gravidanza.

Ma quali sono i rischi? Si può andare incontro a parto prematuro, decesso del bimbo o, nei casi più comuni, alla sindrome alcolica fetale o feto alcolica (Fas). Gli effetti dipendono sia dalla quantità assunta dalla madre sia da caratteristiche specifiche della donna stessa, non ancora ben definibili. In altre parole, se esiste un modo per misurare l’etanolo che assumiamo, attraverso il calcolo delle cosiddette “unità alcoliche“, va detto che non esiste una soglia di sicurezza: l’alcol in gravidanza deve essere bandito del tutto per non correre alcun rischio. Inoltre, non potendo mai stabilire con certezza l’inizio di una gravidanza, una donna dovrebbe astenersi dal bere anche nelle settimane di fertilità, dato che proprio i primi giorni sono quelli più delicati per l’embrione.

Ma cos’è la sindrome feto alcolica e cosa comporta? Nei casi più gravi produce una limitazione nell’accrescimento del feto, con conseguente nascita sottopeso del bimbo o, in seguito, bassa statura, circonferenza cranica limitata rispetto alla norma, deficit intellettivo e, in alcuni casi, anche cardiopatie congenite e altre malformazioni. Alcuni dei segni più tipici sono quelli del volto: labbro superiore sottile, solco compreso tra il labbro e il naso piatto invece di essere pronunciato, parte superiore del naso poco sviluppata, rime palpebrali corte. Nelle forme più lievi si manifesta sotto forma di problemi di comportamento e di apprendimento, soprattutto in età scolastica.

Come già detto non colpisce soltanto le donne che abusano di alcol, non esistendo una soglia di tolleranza. La buona notizia è che, non trattandosi di una patologia genetica, si può ovviare con estrema facilità: basta stare lontane dal bicchiere.

Va ricordato che l’alcol andrebbe evitato, tuttavia, anche durante tutti gli altri periodi della vita, da uomini e donne indistintamente, che se il vino o la birra possono pure contenere sostanze ‘buone’, l’etanolo è un tossico e un cancerogeno. Non a caso, l’Organizzazione mondiale della sanità lo ha inserito nel gruppo 1 dei cancerogeni, in compagnia di fumo, benzene, arsenico e altre sostanze simili. Berreste mai un cocktail a base di benzene o un bicchiere di arsenico per accompagnare un piatto di pesce?

L’etanolo favorisce circa 60 malattie e varie forme di tumore, come quello alla bocca, alla faringe, laringe, esofago, intestino, mammella e naturalmente fegato e pancreas e, in Italia, il consumo moderato di alcol è all’origine di un tumore su dieci, come spiega bene, in un’intervista a La Stampa, il professore Gianni Testino, epatologo, coordinatore del Centro alcologico della Liguria e direttore dell’unità operativa di Alcologia e patologie correlate del San Martino di Genova. Bastano tre unità alcoliche (l’equivalente di circa tre lattine di birra) a settimana per aumentare nella donna l’insorgere del tumore alla mammella. Come spiega Testino, in Europa e in Italia le bevande alcoliche sono la terza causa di morte e disabilità tra gli adulti e la prima causa di morte al di sotto dei 24 anni.

Le organizzazioni scientifiche internazionali indicano una soglia di basso rischio per sviluppare malattie da alcol, che consiste in una unità alcolica al giorno per le donne e due per gli uomini: basso rischio non vuol dire però che faccia bene! Purtroppo esiste un vero e proprio mito dei benefici del bere, oggi fatto proprio dalle lobby dell’industria dell’alcol e che merita di essere sfatato.

Non è ben noto quanto il consumo di alcol in gravidanza possa influire sulla futura dipendenza da alcolici del bambino, quello che però è risaputo è che cominciando a bere durante l’adolescenza, quando ancora le sinapsi cerebrali sono in costruzione, si rischia di indurre una dipendenza vera e propria o, se si preferisce, un’abitudine al gusto, tendendo a bere anche per il resto degli anni, in dosi più o meno elevate in base allo stato psicofisico e ad altri fattori esterni del momento. Come ogni vizio non esistono soglie vere e proprie ma un continuum difficile da controllare: come per le droghe, meglio non iniziare neppure.

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