Prevenzione e Stroke Unit alleati contro l’ictus cerebrale

di oggisalute | 16 aprile 2013 | pubblicato in Attualità,Prevenzione
ictus

Aprile è il mese della prevenzione dell’Ictus Cerebrale. Soltanto in Italia vi sono circa 200 mila casi di ictus cerebrale l’anno, dei quali circa 4200 colpiscono persone con meno di 45 anni. Circa 930 mila persone, nel nostro Paese portano gli effetti invalidanti di un ictus, ma oltre il 50 per cento degli italiani non conosce questa malattia.

E’ per questo che, in questo mese, le quasi 70 associazioni, che fanno riferimento alla Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), organizzano in diverse piazze e ospedali italiani iniziative di prevenzione, di sensibilizzazione e di informazione su questa patologia, grave e disabilitante.

Afferma Paolo Binelli, presidente di A.L.I.Ce. Italia onlus: “i nostri connazionali non sono soprattutto al corrente che, dagli inizi degli anni 2000, l’ictus si può curare, mentre negli ultimi anni è stato dimostrato che una corretta prevenzione potrebbe evitare oltre l’80 per cento dei casi. L’adozione della dieta mediterranea, il controllo della pressione arteriosa e della fibrillazione atriale, oltre all’astensione dal fumo e all’effettuazione di regolare attività fisica, rappresentano – aggiunge Binelli- i fattori critici della corretta prevenzione”.

“L’ictus – sottolinea Carlo Gandolfo, professore ordinario di Neurologia all’Università degli studi di Genova – non è però soltanto una malattia dell’anziano, come comunemente si crede. L’incidenza dell’ictus in soggetti giovani cresce di anno in anno”.

Secondo uno studio pubblicato da Neurology, negli ultimi 20 anni, la percentuale di persone tra i 20 ed i 54 anni, colpite da questa patologia, ha subito un incremento dal 13 per cento al 19 per cento. L’ ictus giovanile è la malattia neurologica più frequente dopo il trauma cranico; ad alcuni fattori di rischio “tradizionali” come ipertensione, fumo e aumento del colesterolo va aggiunto l’uso di droghe, dalle anfetamine alla cocaina, aumentato di 10 volte dal 1994 al 2005.

In caso di ictus, cure adeguate prestate nelle primissime ore dall’inizio dei sintomi, potrebbero azzerare o ridurre drasticamente gli effetti invalidanti. “Fondamentale a questo scopo –  sottolinea Domenico Inzitari, professore di Neurologia presso il dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’Università di Firenze – è il trattamento trombolitico che, se effettuato entro le 4,5 ore dall’inizio dei sintomi in un centro attrezzato per l’ictus (STROKE UNIT), permette a circa un terzo delle persone, colpite da ictus ischemico, di rientrare nel giro di pochi giorni alle proprie abitazioni, completamente guarite, e a quasi un altro 50 per cento di tornare a casa in buone condizioni funzionali”. Lo stesso vale per i pazienti colpiti da ictus emorragico per i quali il trattamento presso strutture dedicate e da personale specificamente addestrato può fare la differenza fra la vita e la morte.

Purtroppo in Italia le STROKE UNIT non sono ancora diffuse in maniera capillare come dovrebbero. Su un totale stimato di oltre 350 STROKE UNIT, ne risultano operative meno di 160, concentrate principalmente nel Nord Italia. Dice Paolo Binelli: “nel sud Italia si muore più di ictus cerebrale che di infarto del miocardio proprio perché le Unità di Emergenza Ictus sono quasi assenti”.

Una delle cause principali dell’ictus è poi la fibrillazione atriale, anomalia del ritmo cardiaco più comune al mondo, che colpisce oltre il 20 per cento di persone ultrasessantacinquenni. Circa 40 mila ictus l’anno nel nostro Paese sono dovuti alla fibrillazione atriale che in moltissimi casi potrebbero essere evitati con una diagnosi precoce e una cura appropriata.

 

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