I risultati di uno studio del Dipartimento cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo

Per la cardiomiopatia ipertrofica la chirurgia è il trattamento più efficace

di oggisalute | 10 settembre 2012 | pubblicato in Attualità
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L’intervento chirurgico è il trattamento piu’ efficace per pazienti affetti da ostruzione del ventricolo sinistro causata da cardiomiopatia ipertrofica. Sono stati pubblicati sull’European Heart Journal i risultati di uno studio condotto dal Dipartimento cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo su 124 pazienti dai 2 agli 81 anni affetti da cardiomiopatia ipertrofica, malattia genetica del cuore caratterizzata da un ispessimento delle pareti cardiache, e sottoposti a intervento chirurgico di miectomia tra gennaio 1996 e luglio 2010.

Dallo studio emerge che la sopravvivenza è stata eccellente e la maggior parte dei pazienti ha riscontrato importanti miglioramenti nella sintomatologia già a partire dai primi giorni dopo l’intervento, con una netta riduzione del rischio di morte improvvisa. Risultati simili a quelli registrati alla Mayo Clinic di Rochester (Minessota-Usa) e in altre grandi strutture nordamericane, come confermato da Joseph Dearani, direttore della Cardiochirurgia Pediatrica della Mayo Clinic, che allo studio condotto a Bergamo ha dedicato un editoriale sull’European Heart Journal.

I dati raccolti a Bergamo confermano le linee guida dettate dall’American College of Cardiolgy, dall’European Society of Cardiology, dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Association in merito al trattamento della cardiomiopatia ipertrofica, secondo le quali l’intervento chirurgico e’ da considerarsi il trattamento piu’ efficace per pazienti affetti da ostruzione del del ventricolo sinistro, causata da cardiomiopatia ipertrofica con gravi sintomi di insufficienza cardiaca.

In Europa, negli ultimi anni, si è sviluppata una tecnica alternativa chiamata ”ablazione alcolica del setto”, che permette di ridurre la porzione di tessuto in eccesso, iniettando, in anestesia locale, una piccola quantità di alcool nella coronaria che fornisce sangue al setto interventricolare per ”bruciare” il tessuto cardiaco. Dati recenti indicano però la possibilità che la cicatrice causata dall’ablazione aumenti il rischio di aritmie ventricolari molto pericolose, a differenza invece dell’intervento chirurgico. L’ablazione alcolica del setto andrebbe dunque eseguita soltanto quando non e’ possibile ricorrere all’intervento chirurgico, in presenza di particolari fattori di rischio per la chirurgia.

”Crediamo che ai pazienti debba essere offerta l’opzione chirurgica, come indicato nelle linee guida internazionali – sostiene Paolo Ferrazzi, direttore del Dipartimento cardiovascolare – La nostra esperienza dimostra che è possibile ottenere risultati molto positivi, a condizione che esista un’equipe preparata e con esperienza, che lavori in stretta collaborazione con altri centri specializzati nel trattamento medico dei pazienti affetti da cardiomiopatia ipertrofica”.

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